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Reggina: Maurizi e il comando. E Basile è bravo davvero…

di Giusva Branca – Alle volte il coraggio si misura più facendo un passo indietro che due avanti. E altre il “comando” (tanto caro a mister Maurizi nei suoi proclami su facebook) lo si esercita attraverso strade alternative.

E allora Reggina-Catanzaro, oltre che essere un banco di prova per il consolidamento di quanto di buono fatto vedere a Rende, è un test interessante per verificare quanto Maurizi sia schiavo delle sue idee o quanto, invece, da persona intelligente e colta quale chi lo conosce garantisce essere, è disposto a fare un passo indietro provando a comandare la partita in modo diverso.

Comandare la partita non significa avere la palla e attaccare a testa bassa; significa indirizzarla, dettarne i ritmi, rendere incapace l’avversario di decidere quando, a sua volta, farti male.

Contro il Catanzaro, dicevamo, Maurizi ha di che essere fiducioso per il rientro dei due centrali e i marcati segnali positivi di sabato scorso, ma contemporaneamente, ha il problema di mettere in sicurezza larghe fette di campo, troppo a lungo terra di nessuno.

E allora, visto che la Madonna di notte gli ha suggerito di giocare con tre attaccanti (nonostante obiettivi e cifra tecnica della squadra dicano altro ma chi siamo noi per disobbedire alla Madonna…?) deve trovare il sistema di rafforzare la line mediana, dove, per motivi diversi, non si può chiedere a De Francesco e Mezavilla di trasformarsi in Gattuso dei tempi belli.

In più un altro equivoco va risolto e riguarda la posizione di Porcino, impiegato come esterno basso a Rende e titolare praticamente di 100 metri di campo.

Francamente non si capisce perché lo stesso Porcino non debba tornare a fare l’esterno offensivo del trio di attacco, per come brillantemente inventato da Zeman l’anno scorso, mentre è più facile capire perché l’ipotesi dei 4 a centrocampo sia stata bocciata in partenza, atteso che gli unici esterni di destra disponibili sono Maesano e Tazza…

Se Maurizi volesse stupire veramente sabato prossimo potrebbe sfoderare un inedito 4-1-4-1, con Mezavilla davanti alla difesa, Porcino e Tulissi sugli esterni e Bianchimano in avanti.

Vedremo.

A proposito di Bianchimano, il tema è che la querelle tra la società e il centravanti è rientrata e con essa anche il gigante è rientrato al centro dell’attacco.

Il tessitore dell’intera operazione è stato, ovviamente, Salvatore Basile che ha voluto rimarcare in maniera anche spigolosa chi comanda tra dirigente e calciatore.

Il giovane coordinatore ha messo sul tavolo l’ennesima scommessa, legata all’approccio psicologico di calciatore, compagni e tifosi, ma lui è bravo…

Ora, vorrei chiarire un punto: io credo veramente che Basile sia bravo e che ha tutte le carte in regola per fare strada nel settore.

Il fatto che io esasperi il concetto di bravura attiene al mio stile di scrittura che – chi mi segue da anni lo sa bene – tende a dissacrare tutto e tutti, anche in campi ben più importanti del calcio.

Basile è bravo perché ha accettato una sfida ai limiti dell’impossibile e se vincerà le sue scommesse sarà addirittura bravissimo.

Basile ha accettato di andare alla guerra armato di temperino, ha dovuto accettare il diktat della proprietà che ha epurato quasi tutto l’organico della stagione scorsa, ha comunque messo in piedi una squadra promettente con un budget ridicolo e si è ritrovato con una struttura societaria tuttora da mettere in piedi (queste ultime due cose sono state entrambe più volte sottolineate dal Presidente e si tratta di due dati che, dopo due anni, suonano come una solenne bocciatura).

In realtà questi dati di fatto se da un lato (visto che, comunque una squadra con delle buone premesse e una importante idea di gioco è stata messa in piedi da Basile) ci dimostrano che Basile è bravo veramente, dall’altra mettono a nudo preoccupanti limiti societari che, fatalmente, si traducono in una prospettiva dal fiato corto, cortissimo.

Basile è certo di vincere tutte le scommesse (beata presunzione, figlia della gioventù, a chi scrive è rimasta solo la prima…), ma anche lui, se vorrà diventare addirittura bravissimo, dovrà mettere in pratica i consigli dell’arte della guerra di Sun Tzu (del quale ci risulta essere avido lettore), riuscendo a salvare capra e cavoli senza i presupposti minimi per programmare un futuro decente.

E così dovrà convincere Bianchimano a dare l’anima e la proprietà a mettere un minimo le mani in tasca, modellare le idee fondamentaliste di Maurizi alla cruda realtà e prendere in mano anche una comunicazione fin qui disastrosa e carica di acredine dalla quale lui stesso, però, si è fatto un po’ trascinare all’esordio.

Non c’è altra strada che lavorare, duro, e aspettare l’esito, del campo e solo, con attenzione critica ma anche con fiducia.

Basile è bravo veramente, non vorremmo che presto scoprisse di essere anche solo…