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‘Non tifo per gli squadroni, tifo per te’

di Pasquale De Marte – Da un anno a questa parte il coro più gettonato resta lo stesso e racchiude un concerto fondamentale dell’essere amaranto, soprattutto di questi tempi.

La Reggina non è uno squadrone.  Non lo sarà l’anno prossimo e forse neanche tra due stagioni, stante l’attuale intenzione di navigare a vista e non fare mai  il passo più lungo della gamba e guai se non fosse così.  Il tempo dirà se esiste un reale business plan o se, invece, ogni stagione porterà a vedere tutto ed il contrario di tutto rispetto a quella precedente, come si vede spesso nella squadra di paese (non si offenda nessuno) che magari stabilmente disputano la Serie C.

Se qualcuno si aspettava che l’ultimo giorno di calciomercato potesse regalare qualche tassello d’esperienza al gruppo a disposizione di Agenore Maurizi sarà rimasto deluso, ma era un epilogo immaginato da giorni, soprattutto in considerazione del rientro in gruppo di Andrea Bianchimano.

Basile era pronto a muoversi solo qualora la situazione relativa al centravanti fosse degenerata. Invece le avance del Cittadella sono rimaste piuttosto astratte e l’avventura sullo Stretto dell’ex milanista proseguirà, si spera con l’appoggio dell’ambiente che potrebbe non  perdonargli ciò che è passato alla storia (o quantomeno questo è quello che è stato filtrare) come un capriccio di un ragazzo che sognava l’America lontano da Reggio Calabria.

Ennesima occasione per riflettere sugli aspetti relativi alla comunicazione che, mai come in questa stagione, stanno influendo negativamente sulla proposta della società stessa che, come già sottolineato in altre sedi, riesce a vendersi molto peggio di quello che in realtà è.

Sbandierare la scelta di puntare sui giovani e di abbassare l’età media, ad oggi, ha prodotto quei 300 abbonamenti in meno e un filo di scetticismo che non si accenna a placare, con l’eccezione di qualche fedelissimo.

A bocce ferme questa non è una squadra più scarsa di quella scorsa stagione, eppure quasi tutti sono convinti del contrario e andrebbe capito il perchè.  Il campionato potrebbe anche dire altro: nel bene e nel male.

E’ una stagione in cui tutti si sono presi dei rischi: la società rivoluzionando tutto il “rivoluzionabile”, Basile salvando poco o nulla di quel che già c’era e persino Agenore Maurizi.

L’allenatore dovrà convincerci che non ripartire da quel 5-3-2 di fine campionato con palla lunga per Bianchimano non fosse la soluzione più pratica.

Dicono che il trequartista Di Livio sia un talento sprecato per la categoria e che a Reggio ci sia finito solo per i problemi legati alla squalifica per doping (finirà ad ottobre), nel frattempo c’è necessità che un modulo che in C si vede poco come il 4-3-1-2 si palesi come quello più opportuno e che la scelta di difendere spesso in parità numerica non sia un rischio troppo grande per chi (come da obiettivo dichiarato) deve mettersi dietro quattro-cinque squadre.

Bisognerà che le partite ci levino ogni dubbio sul fatto che una delle migliori mezzali sinistro del campionato, De Francesco, abbia avuto senso spostarla davanti alla difesa, dove il suo grande spunto nel saltare l’uomo trova poco sfogo e la sua confidenza palla al piede può generare qualche palla persa in una zona pericolosa.  Non è detto, tuttavia, che lì presto non possa giocare Mezavilla.

Servirà che quel grande esterno di centrocampo o attacco come Porcino dimostri che quelle prestazioni opache da terzino sinistro della passata stagione fossero solo una casualità e che, come scelto da Maurizi, riportarlo in difesa sia la soluzione giusta.

Tutte certezze che già c’erano  e date da uomini che ci sono ancora, ma che, con molta audacia e voglia di fare, sono state messe in discussione.

La Reggina, fino ad ora, ha  dimostrato di non essere uno squadrone, però gioca  a calcio e pare poterlo fare bene con la forza della gioventù.

Basterà?