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Reggina: le prospettive tecniche ci sono, ma la vanità è in agguato

di Giusva Branca – Ordine del giorno: ripartire dalle cose buone viste a Rende ma senza sottovalutare l’allarme rosso scattato sabato sera. La Reggina di Maurizi ha fatto intravedere molte cose buone accompagnate, però, da lacune evidenti.

Lo spessore, il peso specifico degli avversari non hanno consentito di apprezzare al meglio il saldo di queste due voci e dunque – come è ovvio che sia a fine agosto – il giudizio definitivo deve essere rimandato almeno di tre o quattro settimane.

Già sabato prossimo contro il Catanzaro, però, il banco di prova potrà essere più probante. E lo sarà per due motivi: lo spessore dei giallorossi non è nemmeno paragonabile a quello del Rende e dopo due settimane sarà interessante verificare gli sviluppi dei processi di coesione e di miglioramento della condizione che Reggina e Catanzaro avranno posto in essere rispetto alla gara di coppa Italia.

Che Maurizi praticasse un calcio aggressivo, propositivo è cosa nota e questa è la caratteristica più interessante di questa nuova Reggina.

Gli amaranto provano sempre a fare la partita, macinano gioco, creano, sono sempre offensivamente predisposti. Resta da vedere, però, se questa spavalderia riusciranno a praticarla anche contro squadre più attrezzate del girone e se, soprattutto, esiste un piano b nel caso in cui fossero gli avversari a schiacciare gli amaranto.

Tra le note estremamente positive una menzione speciale va obbligatoriamente riservata al portiere Cucchietti, sicuro e padrone dell’area, e ad un sontuoso De Francesco, leader, piedi buoni e forse l’unico in campo che vede il gioco prima degli altri.

I punti oscuri sui quali Maurizi dovrà lavorare attengono, però, all’equilibrio tattico, all’atteggiamento.

Una squadra proiettata costantemente in chiave offensiva deve avere nel suo dna equilibri tattici di copertura quasi perfetti, altrimenti accadrà sempre quanto andato in scena a Rende, con la differenza che le avversarie non saranno sempre i volenterosi biancorossi e la metà campo amaranto diventerà terra di nessuno in occasione delle ripartenze avversarie.

Il centrocampo amaranto non ha mai nemmeno provato a fare uno straccio di filtro, né – ci pare di poter sommessamente affermare – il rientro di Mezavilla, classe ’83, potrà fornire un contributo risolutivo a questo problema.

Ma, come sempre, i problemi si abbattono a cascata l’uno sull’altro perché se la Reggina, a causa di un attacco che definire inadeguato è solo un garbato, garbatissimo eufemismo, deve produrre decine di azioni di attacco per mettere un pallone in rete (e a Rende neppure uno) è inevitabile che gli equilibri saltino e che si chieda a 7-8 undicesimi di produrre sforzi per lo più in chiave offensiva dimenticando le coperture, i rientri gli equilibri, il filtro.

E in quest’ottica Maurizi deve anche provare a uscire da un equivoco tattico imponente: Porcino esterno basso è certamente uno spreco ma rischia anche di diventare un problema. Rischia di diventarlo perché mentalmente il ragazzo non è più portato a scappare all’indietro. O meglio lo fa finchè il fiato lo sorregge, ma se gli si chiede di fare tutta la fascia e arrivare in fondo dall’altra parte (come ha fatto a Rende), allora ci sta che a un certo punto del match il suo contagiri – mentale prima che fisico – vada fuori limite e che gli esterni destri di attacco degli avversari (e nel girone ce ne sono di molto forti) possano farci male.

E qua torniamo, more solito, alla piaga del calcio moderno, cioè a quegli allenatori innamorati dei moduli e che ritengono il modulo stesso più importante delle caratteristiche dei calciatori.

In questo senso in casa amaranto il ricordo dell’incubo vissuto l’anno scorso è ancora fresco, con Zeman cocciutamente ostinato su una disposizione tattica inadeguata per caratteristiche dei calciatori e ambizioni della squadra e che ha rischiato di combinare una frittata epocale.

Ora, la domanda di attualità è questa (ed è pericolosamente somigliante a quelle della stagione scorsa): siamo proprio sicuri che per questa Reggina il 4-3-3 (o 4-3-1-2), con i due esterni bassi chiamati a loro volta a spingere, sia la scelta più accorta?

Un sano 3-5-2 restituirebbe equilibrio alla squadra, filtro a centrocampo e riporterebbe Porcino in un ruolo più adeguato alle sue caratteristiche.

Ma qua il carro non solo impunta, ma si cappotta e si fracassa pure…perché per fare ciò servono due attaccanti veri, che facciano salire la squadra e vedano la porta, che accorcino e sappiano dialogare e tener palla.

Serve, cioè, un centravanti e un collega di reparto più veloce, agile, da affiancargli.

E se per il secondo Tulissi e Sciamanna (col primo secondo me migliore del secondo) danno sufficienti garanzie, per il ruolo di punta centrale siamo ormai vicini allo psicodramma.

Premesso che lo stesso Bianchimano non mi convince fino in fondo – come ho già avuto occasione di affermare in un recente passato – resta comunque al momento l’unico centravanti di ruolo in organico.

Non credo che quanto messo in mostra a Rende dallo sciagurato Sciamanna sia il top del suo repertorio, anzi sono convinto che, spostato nel ruolo di seconda punta, a lui più congeniale, il ragazzo tornerà a vedere la porta. Ma il problema – grosso come una casa – della prima punta è là, uguale a sé stesso da più di un mese.

Il mercato sta per chiudere e i “rumors” ci consegnano un Basile durissimo col calciatore che potrebbe essere a un passo dal reintegro.

Ma, a parte il fatto che se di reintegro doveva trattarsi, a questo punto lo si poteva anticipare e oggi – con certezza – i 3 punti in classifica li avrebbe la Reggina e non il Rende, ma, dopo che sono volate parole grossissime – e questo è un fatto certo – tra Basile (che, oltre a essere bravo, di personalità ne ha da vendere) e Bianchimano, ove sabato prossimo il gigante fosse al centro dell’attacco con quale spirito lo sarebbe?

E i compagni, che mentre lui era sull’Aventino si sbattevano in campo, come lo accoglieranno? E il pubblico?

Ora, visto che non stiamo parlando esattamente né di un calciatore portatore della medesima cifra tecnica di Van Basten o Boninsegna, ma neppure della esperienza e personalità di Coralli, far finta che nulla sia accaduto sarebbe una grossa scommessa che Basile potrebbe anche giocare, ma solo dopo aver verificato l’impercorribilità di ogni altra strada alternativa.

Ecco, la scommessa: la sensazione è che dai giovanissimi ai mancati rinnovi di Porcino e De Francesco, dal modulo iperoffensivista a Bianchimano, le scommesse sul tavolo per questa stagione siano numerosissime.

La prova del nove per Basile e Maurizi sta proprio qua e l’acqua saponata sulla trave sospesa che potrebbe minare un lavoro che non mi sento di bocciare a priori potrebbe essere la presunzione.

Se Maurizi pensa veramente ciò che ha dichiarato in sala stampa e sui social (a proposito, questa iperesposizione sui social dei tesserati e soprattutto dell’allenatore potrebbe, se le cose girassero storte, rivelarsi un boomerang per la società che non può ignorare e non regolamentare la cosa), il dato è preoccupante.

Attribuire solo alla sfortuna – che pure c’è stata – la clamorosa disfatta di Rende è un capolavoro di miopia e presunzione, a meno che Maurizi non la pensi molto diversamente e metta su una maschera per proteggere la squadra; in questo caso avrebbe tutta la mia stima.

Sarà il campo a darci la soluzione a questo dubbio, a partire da Reggina-Catanzaro di sabato prossimo.

E a proposito di Reggina-Catanzaro sarà bene tenere a mente, come già detto, che il copione non sarà il medesimo dello scorso 20 agosto. I giallorossi, all’epoca indietro con la preparazione, già contro la Casertana, sabato scorso, hanno mostrato di essere in forte ripresa.

L’auspicio è che Maurizi non butti via il buono del lavoro fin qui da lui stesso fatto per vanità e presunzione tattica