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Reggina: bravi forse, presuntuosi sicuro

di Giusva Branca – La sconfitta di Rende in una società seria e con un responsabile dell’area tecnica che oltre a essere bravo (come Basile) sia anche lungimirante dovrebbe fare scattare tutti i campanelli di allarme del mondo.

Una sorta di allarme rosso generale.

Una analisi superficiale si soffermerebbe a quello che abbiamo comunque avuto negli occhi: una Reggina con in mano il pallino del gioco per quasi tutto l’incontro.

E allora, visto che ci siamo, restiamo sulle note positive che, pure , si sono registrate al “Lorenzon”: una squadra che propone gioco sempre e comunque, un portiere (Cucchietti) che è parso sicuro in tutti gli interventi (rigore compreso) e un De Francesco sontuoso. E ci si ferma qua.

La sconfitta di Rende (contro una squadra più che modesta, piena zeppa di esordienti per la categoria e arraffazzonata alla bell’e meglio in pochi giorni dopo il ripescaggio) ha due padri e una madre.

La madre è la presunzione, i padri sono Maurizi e Basile.

Ma andiamo con ordine e partiamo da quanto visto in campo: la Reggina di Rende è sembrata una banda di volenterosi ragazzi che hanno la voglia di chiudere la pratica al più presto. Con presunzione.

Quella stessa presunzione trasferita dall’allenatore che ha inteso schiacciare gli avversari come se il semplice possesso palla nel calcio fosse bastevole ad assicurarsi la vittoria, dimenticandosi degli avversari, certo modesti, modestissimi, ma pur sempre in campo.

E presto gli amaranto si sono ritrovati sfilacciati, del tutto privi di equilibrio, lunghissimi.

La scelta di spingere con entrambi gli esterni di difesa fa il paio con quella di convertire in quel ruolo Porcino che, se è vero che tatticamente là nasce, è anche vero che dopo aver ricoperto i ruoli di esterno di attacco e addirittura trequartista, ora non è più predisposto mentalmente a scappare all’indietro.

Il centrocampo non ha mai nemmeno provato a filtrare e avere lasciato quattro o cinque palle gol nitide ad una formazione modesta come il Rende e, soprattutto, facendo la partita, dovrebbe bastare e avanzare per convocare con effetto immediato l’unità di crisi in casa amaranto. E così è stato da subito, senza che il tecnico corresse ai ripari anzi – a un certo punto del match – calando l’asso a caccia di tutto il cucuzzaro e aggravando la situazione.

Certo, dobbiamo registrare anche sfortuna, ma la presunzione da sempre non si parla con la buona sorte e allora è financo normale che sia finita così.

Ciò che preoccupa ancora di più di quanto visto in campo – che è comunque largamente rimediabile, alla luce degli spunti positivi comunque registrati – è, invece, la presunzione che si respira dalle parti della panchina e dalla quale, invece, emendarsi è molto più complicato.

Le dichiarazioni di Maurizi a fine gara lasciano ancora più preoccupati di quanto mostrato sul terreno di gioco: il tecnico amaranto non evidenzia alcuna lacuna di tipo tattico e liquida la pratica appellandosi – in buona sostanza – al destino cinico e baro.

Nessuna autocritica, nessuna rivisitazione ex post di alcune scelte, tattiche, di formazione e di atteggiamento, niente; solo le assicurazioni per un futuro radioso a partire dalla prossima gara col Catanzaro (che – è bene chiarire da subito – non sarà quello visto in coppa Italia ed in palese ritardo di condizione e che ha sconfitto la Casertana all’esordio).

Il tempo potrà dare le giuste soddisfazioni a un gruppo che potrebbe anche dimostrare di essere all’altezza del compito ma che deve fare attenzione a non sentirsi da un lato schiacciato dalle legittime ambizioni della piazza (che alla storiella della salvezza purchessia non ci vuole stare) e dall’altro sciolto insieme alle finte certezze figlie della presunzione.

Abbiamo, fin qui, taciuto dell’attacco facendo finta di non vedere l’elefante nella stanza, ma alla fine l’animale ha barrito e non si può far finta di non vedere oltre.

Il barrito è stato rappresentato dallo scempio assoluto, dalla pochezza tecnica, dal disastro evidente manifestato a Rende dai nostri sedicenti attaccanti(nella misura in cui questo è ancora un participio presente che indica l’azione di attaccare); l’elefante, probabilmente, avrebbe potuto continuare a passare inosservato se in qualche modo gli amaranto un golletto lo avessero messo in porta, ma non è andata così e, comunque, la bestia avrebbe continuato a stazionare in salotto.

E qua arriviamo all’altro padre della sconfitta di Rende (medesima madre, la presunzione): il giovane coordinatore Basile.

Più volte, un po’ tutti, avevamo sottolineato come la gestione dell’affare-Bianchimano palesasse una marcata propensione al rischio (inutile).

Basile – che è bravo – sa di essere capace di gestire le situazioni complicate e, però, complice la giovane età o le frequentazioni (a buon intenditor poche parole…), è divorato dalla presunzione, o almeno questo è accaduto in tale occasione.

Precipitando verso la sintesi, la Reggina ha prima scelto Bianchimano firmando un biennale (ratificando, quindi, l’accordo preso da Martino e che poteva comunque essere sconfessato da chi è arrivato dopo di lui) e poi lo ha giubilato.

Per carità scelta legittima, il calcio è pieno di queste storie e Basile (che è bravo) lo sa bene ma la presunzione ha fatto sì che nella guerra di posizione per logorare quello che da punto fermo del progetto è diventato scarto a uscire con le ossa rotte sia stata la Reggina che, di fatto, perde a Rende soprattutto (ma non solo) a causa di un attacco vergognoso e nel quale Sciamanna, alla sua prima in serie C dopo gli sfracelli in D, genera una imbarazzante assonanza con sciagura.

E questi tre punti che mancano già alla classifica amaranto ce li ha sulla coscienza proprio il giovane coordinatore per una gestione scelleratamente presuntuosa della querelle-Bianchimano, che, peraltro, ora deve necessariamente andare a posto in fretta entro la chiusura del mercato.

Inutile dire che, a questo punto, qualunque altra soluzione che non porti ad una partenza del gigante amaranto e ad un arrivo di un centravanti di spessore e di categoria porterebbe a ingrassare l’elefante nella stanza, agghindandolo con un bel tutù, per farlo passare inosservato.

Ma Basile è bravo e questo lo sa bene…

Il Catanzaro è alle porte, in casa amaranto, come già detto, non è tutto da buttare, anzi, al contrario, ci sono numerosi spunti interessanti dei quali rendere merito a Basile stesso (lo abbiamo già detto che è bravo?) per aver composto questa squadra e sui quali si può lavorare per un futuro di crescita.

Ma sullo scoglio della presunzione si sono infranti i sogni di gloria di invincibili armate e eserciti indistruttibili, figurarsi se ne potrà sopravvivere, in campo e dietro le scrivanie, la Reggina, questa Reggina; invertire la rotta dell’atteggiamento immediatamente è tanto necessario quanto di difficile realizzazione, anche considerato che timonieri con i capelli bianchi che possano dare un consiglio di equilibrio, tattico e mentale, non ne vediamo in casa amaranto.

E se la presunzione guadagna campo, poi si espone ai più dolorosi dei contropiede, proprio come accaduto in campo a Rende.

E questo – ahinoi – in casa amaranto è un film abbondantemente visto, proprio di recente.

Un brutto, bruttissimo film…