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Reggina-Bianchimano: per ribaltarsi in parcheggio ci vuole talento…

di Giusva Branca – C’è chi si ribalta in una serie di curve, chi si ribalta in una curva, chi, più raro, si ribalta in rettilineo e c’è chi non si ribalta mai.

Poi, quando c’è il talento, qualcuno si ribalta in parcheggio, prima ancora di uscire dal garage.

In casa amaranto nella gestione del caso-Bianchimano la Reggina e, nel caso di specie, la conduzione dell’area tecnica, è a un passo dal ribaltarsi in parcheggio.

Ricapitoliamo: sulla base di un accordo trovato nel corso della precedente gestione la Reggina e Bianchimano decidono di prolungare il contratto.

Alla nuova gestione e al calciatore la cosa sta bene e quindi firmano il contratto ponendo i sigilli per mettere un punto fermo sull’attacco amaranto.

Giocatore giovanissimo, di grandi prospettive, gran fisico e tutto quanto fa spettacolo, come si diceva in una fortunata trasmissione televisiva degli anni ’70.

Tutti d’accordo, durata del contratto, trattamento economico, spazio in campo e così sia.

Poi – il campionato è ancora molto lontano – qualcosa si inceppa e  Basile e Maurizi rilevano un atteggiamento strano del calciatore. Indolente, spesso insofferente, per dirla col giovane coordinatore “poco funzionale” al progetto.

Quel progetto al centro del quale solo in luglio – pare passato un secolo per quanti intoppi si sono dovuti registrare – Basile aveva dichiaratamente posto lo stesso Bianchimano.

Giorno dopo giorno la società non riesce né a gestire con esito positivo la situazione, né a silenziare il caso, il quale esplode con piena virulenza.

E così a una manciata di giorni dall’inizio del campionato la Reggina si ritrova senza il suo faro in attacco, senza quel centravanti chiamato a non far rimpiangere Coralli (cosa di per sé complicata) e che, a dispetto di alcune valutazioni (tra le quali quella di chi scrive) lo staff tecnico amaranto aveva invece pienamente e convintamente investito del ruolo e del contratto che non scade dopodomani, come molti altri.

“Non ci faremo intimidire dai mal di pancia di Bianchimano” tuona il giovane coordinatore assomigliando tanto al bimbo che fischietta nel bosco per farsi coraggio ed il timore – più che legittimo – di Basile (che è bravo e dunque lo sa bene) non sta tanto nel mal di pancia di Bianchimano, quanto nel rischio che si tratti di “mal di pancia contagioso”, cosa del tutto ovvia, ove tra i compagni di squadra dovesse passare il principio per il quale un giovane calciatore con il contratto appena firmato tiene sotto scacco un intero club.

La verità è che ora la Reggina – maestra nel ficcarsi da sola nei casini – si ritrova in una strana situazione nella quale rischia di farsi male comunque ed anche indipendentemente da sue responsabilità, al netto di quelle relative alla incapacità di gestire a monte e riservatamente la situazione (ma, come è noto, impossibilia nemo tenetur…).

Bianchimano ha qualche estimatore ma le perplessità che manifesta Maurizi (al quale tecnicamente il ragazzo non è mai piaciuto, men che meno da quando il calciatore ha iniziato a snobbare il tecnico in allenamento) si palesano anche lontano da Reggio ed influiscono in maniera pesante sulla valutazione dell’offerta economica recapitata (o recapitabile) alla Reggina e ben distante dalle aspettative di via Petrara.

In quattro parole si tratta di offerte ritenute largamente insufficienti.

D’altra parte se Bianchimano non parte – in nome del pareggio di bilancio – la Reggina fa fatica a tornare sul mercato a cercare il centravanti; si badi bene IL centravanti, ruolo delicatissimo come quello di portiere, dove ora in organico si contano quattro (!!) effettivi per il ruolo, tutti nati tra il 97 e il 99 (tranne Licastro, 95)…ma questa è un’altra storia…