The wall

di Giusva Branca – Quando ebbi il privilegio di conoscere Roger Waters il pensiero non potè che andare al muro, the wall, che mise il punto esclamativo sulla carriera artistica dei Pink Floyd.

Il simbolo, il significato di the wall, del muro, è un’icona inossidabile e vale per qualunque declinazione dell’umana vicenda. Erigere muri è l’esercizio più spontaneo – eppure deleterio – che chi per definizione è chiamato a rivolgersi a una quantità indeterminata di persone possa partorire.

La Reggina, forse per difendersi, forse per presunzione, certamente come prodromo di un suicidio annunciato, ha alzato un muro altissimo, giorno dopo giorno, mattone dopo mattone.

L’incomunicabilità nasce quando due parti non si parlano oppure quando non si capiscono. Nel nostro caso, grazie a Dio, ricorrono entrambe le circostanze ed ecco che il disastro è confezionato.

“Siamo sotto attacco da critiche esasperate e continue” si dice in casa amaranto, ma quand’anche fosse vero, la forza di un club si manifesta anche nella capacità di rispondere col sorriso alle critiche, con la progettualità ad un presente che è quello che è, con l’ironia all’ironia, con la capacità di opporre il sogno al disfattismo.

Invece, polemica dopo polemica, equivoco dopo equivoco, situazione imbarazzante dopo situazione imbarazzante, la Reggina continua ad aggiungere mattoni.

Eppure qualche iniziativa lodevole va ascritta a merito del club; pensiamo a quella del referendum delle maglie. Bella, interessante, coinvolgente, ma quasi silenziata dalla stessa società.

La campagna abbonamenti ci darà esattamente il polso della situazione ma sul piano concettuale solo un club che metta in campo una squadra in grado di vincere sempre o quasi può permettersi di erigere muri verso l’ambiente, di stilare liste di proscrizione nei confronti della stampa, di chiudersi nella torre.

Il Presidente Praticò è – evidentemente – stanco e solo, ma non esistono alternative: o si apre all’esterno, e con esso il club, o finirà travolto da una pressione insopportabile e anche ingiusta nei suoi confronti che lo porterà presto al passo indietro.

Alzare il ponte levatoio e sguinzagliare i coccodrilli – molti dei quali o hanno già tradito o sono pronti a farlo per fame – è un metodo funzionale (come ama dire qualcuno) solo ad allontanare il momento della capitolazione o quello del trionfo giocando tutto su un numero, quello del campionato sorprendente in termini di classifica.

Questo non vuole essere un atto di accusa, ma una sintesi ridotta all’osso: o Praticò si apre all’esterno o le dimissioni per sua volontà si trasformeranno nella sua testa da ipotesi a eventualità probabile.

Eppure siamo certi che questo, che vuole essere una mano tesa, si ridurrà, con ogni probabilità, ad un nuovo mattone…all in all was just another brick in the wall…