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Reggina, Praticò come Gassman: “M’hanno rimasto solo ‘sti quattro…”

di Giusva Branca – “M’hanno rimasto solo ‘ sti quattro…” così un superbo Vittorio Gassman chiosa la sua situazione personale ne “L’audace colpo dei soliti ignoti” e, per tanti versi, le analogie con la Reggina del Presidente Praticò sono numerose.

Nella stagione probabilmente più delicata degli ultimi anni – per stessa ammissione della società che ha azzerato tutto, in campo e fuori – sono necessarie spalle larghe e abilità varie.

Ma in quella che sarà una vera e propria guerra anche il numero gioca la sua parte.

Un uomo solo al comando difficilmente ha portato benefici, non foss’altro perché il logorio, le pressioni e, perché no, anche la capacità di spesa sono una funzione della solitudine.

In casa amaranto, da tempo, ormai, la società è Mimmo Praticò.

Al di là dei numeri che suddividono le quote sociali (e che, comunque, passo dopo passo si sono sempre più concentrate nelle mani del Presidente e della sua famiglia), Praticò da mesi ormai (ma anche un anno) è completamente solo. I soci di minoranza non mettono becco in nulla, apparentemente sono sereni ma poi – la città è piccola e la gente mormora – lamentano di essere stati, nel tempo, emarginati.

D’altro canto alla lunga il Presidente – che di suo è un accentratore di compiti e luci della ribalta – è diventato, a sua volta, vittima della situazione e il peso della fatica, dello stress, degli impegni, si fa sentire, eccome.

Non c’è conferenza stampa, allenamento, premiazione che non veda solo e soltanto Mimmo Praticò protagonista, i soggetti con i quali aveva cominciato assieme il percorso due stagioni fa sono spariti dai radar da tempo e questo, alla lunga, pone i soci di minoranza su una sorta di Aventino virtuale che si legge come presa di distanze dalle scelte.

Non è dato sapere, ad esempio, quale sia la linea della società, né il pensiero dei soci singolarmente presi sulla delicatissima gestione dell’affaire-Martino, ancora legato a due anni di contratto con la Reggina e rispetto al quale ogni mese maturano spettanze che, in assenza di una transazione (al momento neppure avviata), accumuleranno passivi importanti mese dopo mese.

Non è dato sapere se la minoranza societaria abbia preso parte al processo delle scelte che, copiose, sono state poste in essere dalla società, sul piano del management e del campo.

Non è dato sapere quali siano i motivi che hanno portato a un così marcato ritardo nell’avvio della campagna abbonamenti e che, ormai, sarà in parte pregiudicata dalla sua apertura ad agosto cominciato (le abitudini del reggino d’estate costituiscono una sorta di manuale non derogabile per nessuno), né se anche questa scelta sia stata condivisa dai soci.

I rumors di dissidi interni si sono succeduti a lungo e in parte sono stati corroborati dai fatti (leggi mancata sottoscrizione da parte di qualcuno di aumento di capitale sociale), ma ora non solo l’auspicata (dai Praticò) cavalleria in soccorso della proprietà sotto forma di nuovi ingressi di soci è rimasta – come facilmente prevedibile – lettera morta, ma anche la base preesistente si è sfaldata.

Ma non è detto che Praticò sia il colpevole di questa situazione; potrebbe, invece, esserne la vittima e il fatto di essere un uomo solo al comando una porzione di una più ampia e lunga guerra di posizione che i suoi soci, non allineati sulla debordante presenza e sullo spiccato decisionismo del Presidente, gli hanno silentemente dichiarato.

La capacità di resistenza di Praticò, fisica e monetaria, potrebbe stare già mostrando la corda e saranno i posteri a dire se egli sarà stato vittima delle circostanze o le circostanze medesime innescate da toni sempre e costantemente sopra le righe, da continui guanti di sfida a tifosi e stampa,da urli quando serviva un sussurro suadente, da silenzi per ricostruire piuttosto che reazioni scomposte che distruggono e lasciano cicatrici.

Comunque sia, in tutti i casi, negli esempi elencati, il silenzio tombale della società non solo non aiuta ma alla lunga alimenta e giustifica qualunque ricostruzione, anche la più fantasiosa.

E qui si apre un altro fronte, quello delle scelte di comunicazione, da mesi più suicide che miopi.

Ma questa è un’altra storia…o no?