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Reggina: se il sogno sparisce dai radar si fa veramente dura

di Giusva Branca – Ormai dovremmo essere alle ultime curve, il lancio della campagna abbonamenti della Reggina è alle porte. A memoria facciamo fatica a ricordare un avvio così ritardato, ma in tale scelta si possono ravvisare due elementi positivi; da un lato la volontà di presentarsi al giudizio dei tifosi il meno possibile a scatola chiusa e dall’altro la – evidente – mancanza di necessità di far cassa immediatamente.

La società il suo lo ha fatto. Come risponderà la tifoseria, in termini numerici, non è dato sapere e questo, tuttavia, sarà un segnale molto importante, nel bene o nel male.

Aver rimandato il lancio della campagna ad una fase in cui la squadra è fatta quasi del tutto significa avere il coraggio di esporsi già in Agosto a un primo giudizio dei tifosi.

La serie A è lontana da tempo, dunque ben difficilmente il tifoso sceglierà se abbonarsi o meno in funzione del curriculum di questo o quel giocatore che Basile e Maurizi conosceranno a menadito ma che alla maggior parte dei tifosi oggettivamente non si può chiedere di analizzare.

E allora la vera risposta che arriverà dalla campagna abbonamenti è relativa all’approvazione o alla bocciatura delle scelte societarie in senso lato, alla approvazione o bocciatura del percorso fin qui compiuto e, soprattutto, alla approvazione o bocciatura dei programmi societari.

Non si può prescindere da un feeling con la propria gente, non si può prescindere da un legame forte con il territorio e per far questo storicamente gli elementi necessari sono due: dei calciatori simbolo (almeno un paio) che segnino la via della continuità e che non diano alla gente l’impressione (o la certezza) di fare il tifo per qualcosa di effimero e per qualcuno che si è già promesso in sposo ad altri e la capacità di sognare.

Sissignori, sognare.

Si può sognare anche con una squadra di giovanissimi purché la società tutta si proponga col sorriso, con la voglia impertinente di andare a pisciare nel giardino di casa di clubs più facoltosi e, soprattutto, purché dalla società arrivino segnali propositivi e non aspettative di eterna riconoscenza per quanto fatto nell’estate di due anni fa.

Gesù Cristo è morto in croce, figurarsi se l’umana vicenda su tematiche così caratterizzate da massima volubilità può fare sconti in nome di un passato cui va comunque reso merito.

A Lillo Foti non fu perdonata la fine che fu dopo 9 stagioni di A e altrettante di B, ma va così, sic transit gloria mundi…

“Ama il tuo sogno, seppur ti tormenta” scriveva D’Annunzio e allora di questo si tratta, di questa capacità che vale più del pareggio di bilancio, pur necessario.

Ma il pareggio di bilancio vuol dire tanto ma non vuol dire nulla, lo puoi fare con tremila lire o con 100 milioni di euro; quindi la vera scriminante è data dalle entrate, giacché esse non dovranno essere superate dalle uscite.

E, vivaddio, come si aumentano le entrate? Al netto di improbabili vincite alla lotteria, le voci conosciute sono solo due: sponsor e incassi al botteghino.

Il che, tradotto in lingua povera (anche questa, ahimè…) vuol dire che devi andare dalla gente a chiedere soldi.

Bene, benissimo, e tu in cambio cosa dai?

Non offri nulla di tangibile, ma vendi solo entusiasmo, voglia di stupire, in tre parole, voglia di sognare.

Quella voglia di sognare che, con dirigenti sempre incazzati, tra una crociata contro questo e quello, l’ennesimo dossier di Facebook stampato e sbattuto sul tavolo in conferenza stampa e una richiesta di santificazione per quanto fatto fin qui, pare sparita dai radar.

Poi, però, si chiede ai tifosi di farlo in proprio…