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Calcio – Reggina, in ricordo di Italo Alaimo

Riceviamo e pubblichiamo da Filippo Mammì:

Ieri sono stati 50, cinquanta anni sono trascorsi da quel dannato giorno che ha tolto dalla terra l’anima buona di Italo, si Italo Alaimo, grande uomo e grande atleta, con un fisico da passerotto spelacchiato che pero’ quando correva sembrava avere le ali ai piedi. Si dice che di alcuni giorni particolari ci si ricorda tutto anche dei posti dove si accoglieva lo notizia, tragica o buona che fosse. Io il 18 luglio 1967 ero a casa e letteralmente mi bevevo le lacrime leggendo il magnifico pezzo che apriva la prima pagina della Gazzetta del Sud e scritto se non ricordo male da Pedula’ padre.Piangevo inconsolabile ed a mia madre che cercava di consolarmi spiegavo che non si può’ morire cosi’ a 28 anni in ospedale a Novara,attaccato ad una maledetta cyclette andata in corto.Ai tanti giovani concittadini e non, il nome dire’ poco o nulla a noi giovani che fummo, dice tanto,e ci porta a tanti ricordi indelebili.Ci rese felici lui e quel magnifico manipolo di ragazzotti in cui ci riconoscevamo e ci facevano sognare(bastava poco).Pare che gli intitoleranno una strada ne ha più’ diritto lui di tanti personaggi incolori che hanno attraversato la storia di questo travagliato dopoguerra reggino.E’ un giusto omaggio, un doveroso tributo ad un piccolo grande uomo.La grande storia e’ fatta anche di microstorie e la tragica vita di Italo lo ricorda giorno dopo giorno. Chiudo, non vorrei replicare quel giorno a 16 anni piangere si può’ per la morte di un calciatore a 66 rischi di passare per mentecatto..Si dice che chi muore giovane è caro agli dei non ci credo ma mi illudo.Una cosa e’ certa il NOSTRO e’ la che corre ….corre…corre senza stancarsi mai.