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Calcio – La Reggina ed il paradosso delle strategie di calciomercato

di Pasquale De Marte – 30 giugno, 1 luglio e 2 luglio. E’ pronto a passare il weekend che farà ufficialmente da spartiacque tra la stagione 2016-2017 e quella 2017-2018, un’ulteriore occasione per lasciare indietro le polemiche ed il passato tuffandosi nell’analisi di quella che potrebbe essere il prossimo anno.

C’era la sensazione che l’annata precedente potesse essere cruciale per il futuro della Reggina, oggi c’è la certezza che, per molti versi, quella che sta per arrivare sia fondamentale ai fini del consolidamento economico con l’attuale assetto societario.  In attesa di capire se mai gli esistenti “pour parler” relativi ad eventuali nuovi ingressi nel pacchetto azionario si trasformeranno in assegni pagabili a vista per aver il semplice accesso ai conti.

La prima ricognizione effettuata dal coordinatore dell’area tecnica Salvatore Basile ha fatto emergere a grandi linee quella che sarà la strategia per la costruzione della squadra e la strada intrapresa rientra in uno dei paradossi più comuni dell’attuale Lega Pro.

Prima si cercano i giovani, quelli nati dopo il 1995.   Perchè? Sono loro, soprattutto quando arrivano dalla Serie A,  in molti casi a pesare “zero” al lordo sul bilancio di fine stagione, perchè spesso assicurano premi di valorizzazione dalle società di appartenenza e allo stesso tempo permettono di scalare classifiche nelle graduatorie per aver accesso alla maggior fetta possibile dei contributi alla terza serie nazionale derivanti dalla “Legge Melandri” (35% assegnato in base a criteri legati al minutaggio dei giovani).

Tutte le società cercano di accaparrarsi i migliori perché conoscono bene il meccanismo e spesso è una questione di tempismo, ragion per cui basta anche che venga fuori un nome sui media per rendere complicate trattative ben avviate.

Intanto c’è una Reggina che parla e viene ascoltata dalle grandi società, i fatti chiariranno quanta fiducia accorderanno al nuovo corso nella direzione tecnica e se sarà necessario rimpiangere, eventualmente, il passato.

Fanno eccezione squadre come Lecce e Catania (ed in parte Cosenza e Juve Stabia), che come nel caso dei salentini non si preoccupano di dover necessariamente presentare una fideiussione maggiorata del 30% per avere un monte ingaggi che supera 1,5 milioni di euro (più di quanto gli amaranto contano di spendere per tutta la stagione).

E l’esperienza? E i calciatori di qualità? C’è tempo. E non c’è da meravigliarsi se bisognerà aspettare luglio più che inoltrato per vederne qualcuno abbracciare il progetto amaranto, perchè sono talmente tanti (parlando di elementi di buon livello, per una rosa da campionato tranquillo e non da primato) e senza squadra che la pazienza rischia di essere la virtù dei forti.  Più il tempo passa e più le richieste da cinquanta-sessantamila euro lordi per una stagione scendono vertiginosamente con il crescere del rischio di restare fermi.  C’è chi, invece, le pretese le abbassa da subito e preferisce fare il ritiro.

C’è chi si rammarica per aver visto volare via il capitano Coralli, ma non rinnovargli il contratto è un rischio alto almeno quanto prolungarlo a cifre considerevoli per i parametri amaranto ad un calciatore, seppur ottimo, che va per i trentacinque.

A proposito: alla Reggina viene contestato di cercare solo attaccanti reduci da due gol a campionato, l’ormai ex capitano veniva da un anno a Cittadella con 18 presenze (solo 3 da titolare)  e quattro reti.

Si parla di rivoluzione in difesa e c’è chi vede una possibile catastrofe dettata dai  profondi cambiamenti, ma si fa molta fatica a ricordare calciatori che nel pacchetto arretrato abbiano fatto la differenza e giustificati a richiedere un adeguamento o ad avere pretese contrattuali.  Non erano i migliori e neanche i peggiori, ma i tanti errori individuali (spazzati via nella memoria dalla salvezza ottenuta) fanno credere che non è detto che chi arriverà non possa fare meglio.

Molto del giudizio sul calciomercato amaranto passerà da tre  eventuali conferme.: Botta (difficile), De Francesco e Porcino. Loro si, hanno fatto la differenza e sarebbero un usato sicuro su cui puntare, anche facendo un piccolo sacrificio tenuto conto che nei primi due casi costituirebbero anche un patrimonio importante sotto il profilo del valore dei cartellini.

Sta per iniziare una stagione che riserva tante incognite in casa amaranto e la possibilità che si faccia un buco nell’acqua  esiste e non è così bassa.

Ma non è detto che non possa avvenire l’esatto contrario.

A Salvatore Basile ad Agenore Maurizi il compito di disperdere lo scetticismo.  Alla società gli eventuali onori o oneri per averli scelti.