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Reggina, un silenzio che parla. Impossibile andare avanti con Martino?

di Pasquale De Marte –    La domanda, a questo punto, sorge spontanea.  Con quali credenziali potrebbe mai proseguire il rapporto tra Gabriele Martino e la Reggina?

Il divorzio non è ancora ufficiale e non è detto che lo sarà, ma oggi appare difficile scommettere anche un solo euro sulla prosecuzione del rapporto.

La rinuncia a Karel Zeman, (senza passare per il parere del dg?) è un altro indizio che spinge nella stessa direzione che sembra essere stata intrapresa.

Il silenzio che prosegue attorno alla  vicenda non chiarisce cosa sia realmente accaduto nelle ultime settimane.  Quello dell’immediato post campionato è stato, però,  un periodo di riflessione   che potrebbe aver portato la proprietà a tirare somme inattese.

La stagione appena trascorsa  ha, più volte, messo in evidenza diversità di vedute tra il presidente Praticò e il direttore generale.  Le frecciate del dopo Vibo, con il senno del poi, potrebbero essere considerate il primo sbocciare di qualche dissidio  derivante dal mancato prolungamento dei contratti di alcuni calciatori (Botta e Coralli?) richiesto dal direttore generale per dare consistenza al “progetto”.

Una parola di cui nel calcio si abusa, ma che tale può essere solo se esiste condivisione d’intenti e d’obiettivi tra tutte le varie parti.

Nelle ultime settimane la discrepanza di ambizioni, diffusa a mezzo stampa, suonava come un campanello d’allarme, a cui forse si è dato poco peso.

La voglia di “Serie B” del dg poteva essere troppo ingombrante per la famiglia Praticò ed i soci che, giustamente, hanno l’obbligo di tutelare la stabilità economica del club.

COSA E’ CAMBIATO ?  –  Dietro ad un’eventuale scelta di rinunciare a una delle figure chiave dell’ultimo biennio potrebbero esserci svariati motivi.  Gabriele Martino non è un campione di antipatia, ma neanche di simpatia per molti.

“Uniti si vince”  è stato il motto delle ultime settimane e la figura del direttore generale, in molti casi, non può essere certo considerata il collante migliore.  Fare una scelta più “ecumenica” in quel ruolo,  sembrerebbe   frutto di un ragionamento fatto che, se dovesse garantire una migliore capacità di gestione dell’area sportiva, potrebbe rivelarsi persino azzeccata. Ai posteri l’ardua sentenza.

Potrebbe, inoltre, essere emersa la volontà, da parte della società, di entrare di più nel merito delle scelte sportive, evitando che, come nelle passate stagioni, tutto il potere decisionale sia concentrato in una sola persona. Una voglia che è nel pieno di diritto di chi investe di tasca propria, ma sulla cui opportunità bisognerà valutare il risultato sportivo della prossima stagione.

Dopo una salvezza con una giornata d’anticipo sarebbe stato molto più facile non cambiare nulla, ma se la società lo farà  è perchè probabilmente crede che attraverso una strategia diversa si possa quantomeno eguagliare quanto è già stato ottenuto.

E poi c’è l’ipotesi migliore per il futuro della Reggina: nuovi soci all’orizzonte, determinati a inserire uomini di propria fiducia nell’organigramma.  I direttori sportivi a cui, ad ora, sembra essere stata prospettata l’ipotesi Reggina, potrebbero, ad esempio,  non necessariamente far capo all’attuale società.

CONTI E FUTURO  –  Non è un mistero che la Reggina si muova dosando ogni singolo movimento, per non compromettere un giocattolo costruito tanti sacrifici e senza colossi alle spalle .

Le zavorre per la prossima stagione, tuttavia, rischiano di essere già due: Fabio Oggiano, errore di valutazione di Martino,  tornerà dal Lumezzane e piazzarlo nuovamente in Lega Pro dopo un’annata non esaltante, non con un ingaggi oda ultimo arrivato,  potrebbe non essere semplicissimo.

Quasi impossibile che il calciatore firmi una risoluzione, rinunciando ad un contratto da professionista per tuffarsi in un’avventura in Serie D, dove gli stipendi, non a caso, si chiamano “rimborsi spese”.

L’attuale direttore generale resterà a libro paga fino al 2019 e, per forza di cose, l’errore, stavolta, non è il suo.  Era ed è evidente che la scelta di offrire un triennale a Martino fosse figlio di una piena convinzione nelle sue capacità e non un sistema per colmare il debito di riconoscenza verso chi nell’anno della Serie D ha lavorato gratis.

Cosa sia potuto accadere, se divorzio sarà, occorrerà che venga chiarito dai diretti interessati.

Il paradosso che l’anno dove sotto il profilo tecnico si è lavorato peggio (o forse in maniera meno proficua) fosse proprio quello tra i dilettanti dove, con quanto speso e anche per scelte logistiche extra-campo (ritiri prepartita , rarità a quel livello), si poteva fare molto di più del quarto posto ottenuto.

Al di là delle considerazioni di carattere ipotetico, ci potrebbe essere l’ineluttabilità dei fatti: comunque vada nella prossima stagione rischia di dover a pagare a vuoto l’equivalente dello stipendio di un grande centravanti per la categoria.

Nel frattempo sono attesi sviluppi: dichiarazioni o decisioni formali che chiuderanno definitivamente la questione, in un senso o in un altro.