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Reggina, da derby a derby: un cerchio che si chiude. Ma non è finita

di Pasquale De Marte – Dal giallorosso del Messina a quello del Catanzaro. Da derby a derby per arrivare alla stessa scena: Reggina sotto la Curva Sud a cantare e festeggiare con i tifosi orgogliosi della propria squadra.
Due punti cronologici che non possono essere uniti con una linea retta, ma con un percorso irto di ostacoli e che oggi porta gli amaranto ad essere vicini alla salvezza.

 

CRESCITA – Mancano due, tre o quattro passi che oggi sembrano tantissimi per chi ha smania di festeggiare un traguardo che possa essere un punto di partenza per il futuro, assolutamente pochi se si considera che fino a poco più di una settimana si aveva a che fare con una Reggina messa sotto a domicilio dalla Vibonese e incapace di far valere le maggiori motivazioni su un Siracusa che, però, ha praticamente sempre vinto, meno che con gli amaranto..
Una squadra, quella di Zeman, che, quando meno te l’aspetti, mostra gli “occhi della tigre” agli avversari. Una sorpresa, però, che non è casuale ed ha radici profonde

Tre vittorie diverse una dall’altra: facendo valere il maggior tasso tecnico contro il Melfi, mostrando capacità di reazione ad un episodio negativo come un rigore sbagliato a Taranto e vincendo persino di “nervi” la partita a scacchi contro un avversario qualitativamente superiore come il Catanzaro.  Un quadro generale che rivela un processo di maturazione di una rosa giovanissima che. partito a settembre, sembra aver dato a primavera gli esiti sperati.

I NUMERI – Nel girone di ritorno la squadra ha collezionato 23 punti, una proiezione che vale la media delle migliori otto posizioni della graduatoria . Messe alle spalle le “sfide proibitive”, giocate tutte in fila per uno scherzo del calendario, la formazione di Zeman ha messo la freccia e sorpassato praticamente tutti gli avversari (il Messina aspetta la penalizzazione).
Cosa è cambiato rispetto all’andata quando nello stesso periodo gli amaranto sprofondarono? La condizione fisica. All’iniziale brillantezza che permise di sorprendere tutti, avversari più quotati compresi, corrispose il fisiologico calo derivante da un gruppo costruito a fine agosto e impossibilitata a fare la preparazione estiva. Il richiamo durante la pausa invernale, in questo momento, sembra aver risolto i problemi e si tratta di un merito ascrivibile al tecnico Zeman, responsabile anche dell’aspetto atletico della squadra.

REGGINA MAZZARRIANA – Il 5-3-2 proposto nelle ultime settimane, inizialmente, dava l’impressione di non essere troppo nelle corde di una squadra che, con questo schieramento, perdeva la vicinanza dell’asse più prolifico: quello costituito da Porcino e Coralli. A fare da contraltare, però, ad un’intesa perfetta, comunque rinnovata in fasi cruciali come il gol decisivo di Taranto, sono subentrate altre note positive. Alcuni singoli come Gianola hanno elevato il proprio rendimento, altri come Cane hanno trovato nuova vita. L’ex difensore del Messina giocando a quattro ha messo in mostra qualche problema nella lettura delle marcature, a tutta fascia, invece, riesce a mettere in campo capacità  fisiche ed aerobiche non comuni.

Ci sono altri, invece, per cui non sembra essere cambiato molto, ma in senso positivo: Botta (forse il migliore in campo contro il Catanzaro), De Francesco e Coralli hanno continuato a fare la differenza. Per molti versi è una Reggina “mazzarriana”, anche per la scelta di affidarsi a soli 14-15 calciatori.   La sensazione, però, è che più che il modulo, nelle ultime settimane, la differenza l’abbia fatta l’atteggiamento generale.

L’AMBIENTE – A Lecce e Foggia è facile riempire lo stadio con squadroni chiamati a dominare il campionato. Nessuno, al livello dell’obiettivo per cui lotta la Reggina, può contare su tremila abbonati ed un pubblico che si faccia sentire come quello amaranto. E mentre altre piazze blasonate si macchiano di aggressioni fisiche nei confronti dei calciatori, in riva allo Stretto c’è la maturità per far sentire la pressione quasi in maniera discreta. Una scelta che paga e che fa sentire “calciatori” i protagonisti, senza affidargli troppe responabilità.

“Tutti quelli che hanno scelto di venire a Reggio lo hanno fatto pur sapendo che da altre parti avrebbero guadagnato di più”.  Lo aveva detto il direttore generale Gabriele Martino, difficilmente i calciatori si saranno pentiti della scelta. Anche alla luce del senso di appartenenza che paiono aver ormai acquisito.


EPISODI, TUTTO TORNA – Con la stessa onestà intellettuale con cui si sottolineavano gli episodi che nel girone d’andata penalizzavano la Reggina, oggi gli amaranto stanno riscuotendo un po’ di credito: il rigore non assegnato al Melfi, il gol fantasma del Catanzaro, ma anche le occasioni mancate dalla Vibonese (traversa di Saraniti) sono il sintomo che il vento è cambiato. Si tratta di un dato che dà fiducia, perché la convinzione che “tutto gira male”, a volte, è una dei peggiori nemici del rendimento di un calciatore.

Mancano però tre o quattro punti, poi, eventualmente, sarà anche il tempo delle analisi serene e razionali.