Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Reggina – Tra responsabilità ed attenuanti: dove è finito il d.g. Martino ?

Reggina – Tra responsabilità ed attenuanti: dove è finito il d.g. Martino ?

di Pasquale Romano – ‘Chi l’ha visto’…in salsa reggina.  “C’è il tempo per parlare e quello per tacere”, con questa sintetica dichiarazione risalente allo scorso 17 novembre, Gabriele Martino abbracciava l’ombra misteriosa che lo avvolge tutt’ora. Il 30 ottobre invece, l’ultima conferenza del d.g. amaranto. Reggina impegnata a Vibo (un girone esatto fa), la rabbia di Martino esplode al fischio finale:  “Capisco come per la Vibonese possa essere una vittoria storica, ma credo che sia loro che noi dovranno giocare meglio per ottenere i rispettivi avversari. Auguro la salvezza alla Vibonese, ma è un augurio, non ne sono convinto. Ci sono stati gesti poco belli nei confronti di Zeman a fine partita. Lui è un signore, ma il professionismo è un’altra cosa…’.

L’autoesilio del direttore generale non può che sorprendere e lasciare interdetti. Tranne casi isolati, non si ricordano nel calcio silenzi cosi prolungati e assordanti, da parte del responsabile della gestione tecnica di un club. Il d.g. Martino infatti, a più riprese è stato definito dal presidente Praticò l’unico e solo dirigente deputato a compiere le decisioni riguardo la scelta di giocatori e allenatore. Cosi come successo la scorsa estate, al calar del sipario del mercato invernale ci si attendeva almeno una conferenza da parte del d.g. amaranto, per spiegare scelte e mosse effettuate durante la sosta. Invece, ancora una volta, Martino ha preferito l’oblìo mediatico.

Con il verdetto definitivo rinviato al termine del campionato e legato ai risultati ottenuti, alle due sessioni di mercato gestite da Martino si possono già attribuire responsabilità e scusanti. Difficilmente si potrebbe criticare aspramente l’operato di Martino nel mercato estivo. Nonostante la clessidra vuota (complice il ripescaggio in extremis) e un budget ridotto, il d.g. amaranto è riuscito a costruire un discreto organico considerato l’obiettivo stagionale.

Da ricordare infatti come la società amaranto ha sempre parlato di Lega Pro da mantenere, anche all’ultima giornata. Facile rintracciare i ‘lampi’ (gli arrivi a titolo definitivo di Coralli, Porcino e De Francesco, i prestiti di Bangu e Bianchimano) altrettanto semplice scovare le ombre, allegate ai rinnovi di De Bode e Oggiano, le scelte operate nel reparto arretrato e al gruppo nutrito di oggetti misteriosi mai, o quasi, scesi in campo.

Un lavoro comprensibilmente incompleto, che aveva bisogno del mercato di riparazione per sistemare le evidenti lacune in organico. Il tempo in quel caso non è mancato, il budget a disposizione è rimasto ridotto ma consentiva di effettuare le dovute operazioni. La Reggina invece è rimasta pressochè immobile, fatto salvo lo scambio Leonetti-Oggiano e l’arrivo di De Vito.

L’intenzione di effettuare alcune uscite, e di rafforzare la squadra sulle corsie laterali difensive e in attacco, è rimasta tale.  Tra la sorpresa generale: di tifosi, addetti ai lavori e perfino dello stesso Zeman che nel salutare il 2016 non aveva usato mezzi termini per ‘congedare’ chi non era riuscito a mostrare il dovuto impegno sino a quel momento. L’operato di Martino, a quel punto, è divenuto incomprensibilmente incompleto.

Il mercato, ma non solo. Tra i compiti di un direttore generale infatti, c’è anche quello di sostenere squadra e staff tecnico, difendendola pubblicamente nei momenti difficoltà. Ruolo che Martino conosce bene: in passato il dirigente amaranto non si era mai svincolato dal ruolo di ‘scudo’, accentrando su di sè le critiche, proteggendo di conseguenza tecnico e giocatori. Anche in questo, silenzio e mistero. Con un Zeman in qualche caso preda di contraddizioni e in cerca di giustificazioni, sarebbe servita l’esperienza e il piglio di Martino. Da mesi invece assente ingiustificato dalla scena mediatica, quando la gara con la Vibonese ha dato il via all’infuocata fase conclusiva della stagione.

“Il tempo per tacere”, si è paurosamente allungato a dismisura. Il  ‘low-profile’ può essere giustificabile (e giustificato), sino a un certo punto…