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La Reggina col nuovo modulo: merito o aggravante per Zeman?

Sei gol segnati, quattro punti in due partite e contro squadre non di seconda fascia.  E’ questo il bilancio che la Reggina ha avuto con il nuovo schieramento tattico ha messo in soffitta il 4-3-3 a favore di un 5-3-2 molto più abbottonato.

Una tipologia di gioco che permette una maggiore copertura dell’area di rigore, ma che paradossalmente fino ad ora si è rivelato più proficuo sotto il profilo della produzione offensiva.

Fino a ora le risposte, dunque, sono state lusinghiere e ci si chiede se, col senno del poi, non sarebbe stato il caso di accantonare prima un modulo che solo nella prima parte della stagione ha fornito indicazioni totalmente positive.

Ad onor del vero va sottolineato che fino al mercato di gennaio, quando è arrivato De Vito, Zeman non avesse grande abbondanza di centrali difensivi in grado di poter giocare in mezzo a Gianola e Kosnic.

E così come la Reggina non avesse attaccanti veri  vere oltre a Coralli e a un Bianchimano ancora troppo acerbo in avvio e protagonista di un’ottima crescita, adesso affiancati da un Leonetti in grado di giocare da seconda punta.

E, non va dimenticato, come paradossalmente la Reggina che pareggiò a Caserta (2-2) giocò anche meglio di quella che ha battuto 3-0 i falcehtti con una prova di grande sagacia e cinsimo che erano, in realtà, mancati all’andata quando si giocava col 4-3-3.