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Mercato Reggina, arriva solo De Vito. Il bicchiere? Meglio vederlo mezzo pieno

di Pasquale De Marte -La Reggina, alle ore 23 del 31 gennaio, si lascia alle spalle un calciomercato difficile.  La rassegna invernale dei trasferimenti non ha regalato quello che ci si aspettava sotto il profilo del potenziamento tecnico e con raziocinio si è scelto di operare in nome del bilancio di una società che ha speso tanto e non ha avuto una forza economica tale da poter fare la differenza con le dirette concorrenti (che non hanno fatto meglio, anzi).

E non è necessariamente un dato per il quale bisogna prendersela con l’ineluttabilità del destino, tenuto conto che alcuni errori estivi (leggasi ingaggi di De Bode ed Oggiano da smaltire) hanno pesato come fastidiose zavorre sugli intenti, rallentando e non poco la messa in moto delle operazioni di rafforzamento.

Ci si aspettava qualcosa di più per una difesa che spesso ha dimostrato di ballare troppo e per un attacco che ha nel solo giovanissimo Bianchimano l’alternativa a capitan Coralli.

Per la prima linea è arrivato Leonetti: un ragazzo del ’94 che, nel settore giovanile del Bari, ha dimostrato di avere grandi qualità ed oggi ci si augura possa esplodere, come non ha mai fatto, a livello professionistico. Può occupare tutte le posizioni del reparto offensivo, ma quello che gli si chiede è soprattutto di fare la differenza a destra, sebbene negli ultimi tempi sia partito spesso e volentieri da sinistra.

Da Monopoli, invece, ha preso la via di Reggio il centrale difensivo De Vito.  In Puglia non era un titolare fisso, ma il suo compito iniziale sarà quello di rappresentare una valida alternativa a Gianola e Kosnic.  Le cose migliori le ha fatte vedere all’estero dove è stato eletto miglior giocatore della Serie B croata, in Lega Pro ed a 26 anni ha giocato solo le otto partite di questa stagione (quattro dall’inizio).   L’unico campionato intero in Italia lo ha disputato in Serie D, lo scorso anno alla Folgore Caratese. Il curriculum, però, molte volte non dice tutto sulle qualità di un calciatore, il cui rendimento può cambiare in base a mille variabili.

Da valutare quello che sarà il futuro di De Bode che resta a “libro paga”  pur non rientrando, attualmente, nel progetto tecnico di Karel Zeman. Ad ora le possibilità che resti ai margini rappresentano molto più di una sensazione.

Ci sarà, inoltre, da gestire un organico di quasi trenta elementi.

Va in archivio un mercato ricco di difficoltà oggettive (concetto ampiamente conosciuto dalle parti di Reggio), in cui i calciatori preferiscono stare fermi mesi con il rischio di non trovare un altro ingaggio in estate pur di non rinunciare a qualcosa che sia scritto nel contratto che hanno in essere.

Il bicchiere non è certamente colmo, ma forse è il momento di vederlo mezzo pieno.   La Reggina ha avuto la forza di non cedere nessuno dei pezzi migliori (la Ternana ci ha provato fino all’ultimo per De Francesco) e basta guardarsi attorno per notare quanto Akragas e Messina, ad esempio, lo abbiano fatto con i vari Pozzebon, Salandria e Zanini..  In altri casi il rinnovamento è stato profondo, ma ricco di incognite (Vibonese).  In altri, invece, come quello del Catanzaro  sono arrivati calciatori di categoria e, in teoria, destinati a rendere alla portata l’obiettivo della salvezza come nel caso del , ma già ad inizio stagione le aquile erano destinate a fare altro tipo di torneo.

Ad oggi risulta difficile capire quanto terreno abbia guadagnato e quanto ne abbia perso la Reggina rispetto alle avversarie, l’unico aspetto certo è che, fino a fine stagione. sarà questo il gruppo a cui si chiederà di portare a casa i diciannove punti che mancano ad una salvezza che sarebbe cruciale per il futuro del calcio reggino.

Continuare a pensare a ciò che poteva essere e non è stato rappresenterebbe un errore che farebbe perdere di vista l’obiettivo finale.

C’è da ripartire da prestazioni come quelle di Catania, con la consapevolezza che è il momento di mettere in campo qualcosa di più sul piano della cattiveria agonistica.