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Reggina, continua il lungo silenzio societario, ma la gente vuole sapere…

di Michele Favano – “Questa squadra è poco zemaniana, ha abbandonato un po’ la sua iniziale filosofia e adesso gioca in maniera guardinga come fanno le squadre che pensano a salvarsi”. Queste le dichiarazioni di Calabro tecnico del Francavilla. Sulla stessa lunghezza d’onda, ma ancora più diretto era stato mister Stroppa qualche giorno prima, aveva parlato di dominio su una Reggina rintanata nella propria metà campo anche Zavettieri. Insomma una squadra che ormai da tempo ha trasformato il proprio 4-3-3 in un più identificato 4-5-1 che diventa una barriera di sei uomini a difendere quando gli avversari arrivano in prossimità della nostra area di rigore. Atteggiamento condivisibile se affronti formazioni come Foggia, Juve Stabia, Lecce, inaccettabile con tutte le altre. Anche perché il campo aveva parlato in maniera chiara. La Reggina dei primi venticinque minuti di Francavilla non ha dato spettacolo, ma ha contrastato i padroni di casa e giocato a viso aperto, sfiorando con due conclusioni dalla distanza anche il vantaggio. E’ lo stesso Zeman a lamentarsene, ma se la squadra ad un certo punto dell’incontro nel caso di ieri, dall’inizio in altre circostanze, smette di fare quello che dovrebbe, siamo sicuri che il problema riguardi solo i calciatori? Possibile che da settimane vengono riproposte le stesse argomentazioni senza riuscire a trovarne una soluzione? Se l’allenatore impone dettami tattici e di comportamento ed il gruppo ne assume totalmente altri all’interno del rettangolo di gioco, è lecito porsi degli interrogativi. La responsabilità è del tecnico che non riesce ad essere incisivo nella trasmissione dei concetti oppure i calciatori decidono in maniera anarchica forse per eccesso di paura, di assumere un atteggiamento remissivo? Nell’uno e nell’altro caso il problema esiste e dovrebbe essere risolto, solo che se ne parla ormai da troppo tempo e le cose continuano a non cambiare, con una classifica che nel corso delle settimane è diventata parecchio pericolosa e la sensazione che assai complicata ne appare la risoluzione. La società ha deciso per il silenzio, il direttore generale è sulla stessa lunghezza d’onda. Un silenzio che certamente non significa rimanere spettatori passivi di questa involuzione, anche se in questo momento tutti vorrebbero capire meglio cosa stia succedendo proprio dalla loro voce.