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Reggina – Meglio un altro allenatore o Zeman con rinforzi? Aspettando gennaio….

di Pasquale De Marte – La prestazione di Catanzaro ha fatto registrare un innegabile passo indietro ad una Reggina che, contro il Taranto e seppur a tratti, sembrava avere intrapreso almeno l’inizio della strada giusta.
La papera di Grandi ha evitato il dramma, ma gli amaranto hanno l’obbligo di riflettere in tutte le loro componenti.
LA SITUAZIONE – Premessa d’obbligo: la Reggina oggi é assolutamente in linea di galleggiamento e il periodo nero, per adesso, si é limitato a cancellare il grande avvio illusorio che forse aveva azzerato i pensieri di inizio stagione quando si riteneva che la categoria era da difendere con le unghie e con i denti con una squadra molto più debole di tante altre (leggi qui) .
É stata costruita con giovani di belle speranze, alcune scelte sono state più o meno felici, altre sono già state giudicate fallimentari dal campo.
L’ALLENATORE – Sul banco degli imputati nell’immaginario collettivo c’é il tecnico Karel Zeman.
A Catanzaro, soprattutto nella ripresa, si poteva fare qualcosa di più a livello tattico. Zavettieri ha impartito ai suoi l’ordine di sfruttare gli esterni e le sovrapposizioni dei terzini Maesano e Possenti sono andati in difficoltà, per il mancato o inefficace aiuto del resto della squadra.
Serviva una soluzione, magari una contromossa che potesse mettere in difficoltà gli avversari, ma va anche sottolineato che, senza Botta e
Coralli infortunatisi durante la la gara, la dimensione della Reggina si abbassa di almeno un livello.
E se poi un altro uomo chiave come Kosnic combina la frittata il quadro rischia di essere devastante.
A Zeman, in alcuni casi, si chiede di cambiare modulo, ma passare ad esempio al 5-3-2 significherebbe allontanare dall’area avversaria quello che é l’uomo piú pericoloso della Reggina, Porcino, così come bisognerebbe individuare un elemento con caratteristiche da seconda punta e terzo centrale difensivo con caratteristiche diverse da Gianola e Kosnic. Uomini che mancano nella rosa.
E i moduli sono soprattutto numeri perché più volte in questa stagione la squadra ha variato l’atteggiamento tattico, seppur in maniera “discreta”.
LA ROSA – La sensazione fisiologica  é che un allenatore di alto livello farebbe probabilmente meglio di Karel Zeman che, a neanche quarant’anni, dovrà crescere come il resto del suo gruppo per centrare l’obiettivo finale.
Dovrò farlo anche sul piano mediatico perché, a volte, citare i singoli in alcuni post partita o dire cose non banali o persino oneste intellettualmente. rischiano di essere esercizi che alimentano pettegolezzi e dicerie.
Ma i grandi allenatori, pur non facendo gol o assist,  costano quanto i grandi calciatori della categoria che la Reggina non può permettersi, lo ha detto lo stesso Zeman in tempi non sospetti (leggi qui): “Io non sono il migliore”.
LE PROSPETTIVE – Una quasi certezza é che se il mercato di gennaio, con l’augurio che Karel possa arrivarci, dovesse regargli un paio di innesti potrebbe fare sicuramente meglio.
Bisognerà ingegnarsi perché la società non andrà certo a intavolare trattative con tanti capitali da investire  e risparmiare gli stipendi di calciatori rivelatisi inadeguati può generare un gruzzolo su cui far leva, senza mettere a rischio il bilancio.
Toccherà alla direzione tecnica e sportiva riuscire fare le nozze coi fichi secchi.
Mettere a ” libro paga” un altro allenatore da scegliere tra quelli che ci si può permettere , magari un’altra scommessa, diminuirebbe ancor di più le possibilità di manovra.
IL TEMPO PERSO (?) . A Zeman, fino ad ora, forse é mancata un po’ di solerzia in alcune scelte. Tripicchio, che al Ceravolo si é visto poco, meritava prima una chance. Ha colpi di cui la Reggina aveva bisogno da tempo e margini di miglioramento che altri potevano non avere.
La meriterebbe anche Mazzone, alternativa naturale di Botta, che già a diciassette anni aveva dimostrato di poter state tra i Pro, solo due stagioni fa.
IDEE ESISTENTI – La squadra non riesce più ad essere corta ed a portare un pressing efficace sui portatori di palla avversari.  Tutta farina del sacco di Zeman che, tra l’altro, si è inventato Porcino attaccante facendo fare il salto di qualità a lui ed alla squadra.
Erano queste le chiavi dell’ottima Reggina di inizio stagione che otteneva meno di quanto potesse soprattutto per carenze strutturali.
I concetti c’erano e si sono visti per più di dieci partite, segno che l’interruzione della messa in pratica ha motivi che vanno ricercati sul piano fisico.
La brillantezza iniziale, dettata dal fatto che la quasi totalità della rosa é stata assemblata a fine agosto senza aver  fatto il ritiro precampionato, é evaporata e molte difficoltà nascono dal fatto che ora a correre sono gli altri, mentre gli amaranto sono già in riserva e viaggiano soprattutto con la forza dei nervi
GLI ORIZZONTI – Arrivare a gennaio limitando i danni sarebbe importante anche perché la pausa invernale permetterà un importante richiamo  di preparazione.
Zeman, però, si gioca tanto a stretto giro di posta. Nessuno gli chiede di fare risultato col Foggia, ma una brutta figura stile Matera rischierebbe di essergli letale.
Anche se, come detto, all’orizzonte per la Reggina non ci sono né Guardiola, né Ancelotti.