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Reggina, dall’esaltazione alla depressione. E domande che non trovano risposte

E’ vero, ci eravamo illusi, tutti, nessuno escluso. Quel clima meraviglioso che aveva accompagnato la nuova Reggina all’inizio di questa stagione, sembrava una sorta di riscatto per quanto subìto negli ultimi anni in fatto di risultati ed umiliazioni. Il feeling ritrovato tra la tifoseria e la squadra, quella splendida immagine di fine gara e quell’ideale abbraccio da brividi che in Italia in tanti ci hanno invidiato. La vittoria nel derby con il Messina, la voglia di tutti di partecipare al fenomeno Reggina pronto a ripartire. Un gruppo di ragazzi dallo spirito straordinario e con un senso di appartenenza che non si ricordava da anni. Kosnic il gigante amato dalla curva per la sua esagerata grinta, il reggino Porcino protagonista di un avvio di campionato esaltante, il Coralli strappa applausi per la sua grande disponibilità al sacrificio. Come è potuto finire tutto questo in così poco tempo? Nello sport e più frequentemente nel calcio, esistono gli alti e bassi a livello di rendimento da parte soprattutto delle piccole squadre. Alternanza di risultati che diventa anche alternanza di umori tra la tifoseria, ma quanto sta accadendo alla Reggina, sembra un qualcosa di ancor più particolare. E’ tutto incredibile, quasi paradossale, come se il tempo si fosse fermato alla trasferta di Caserta, con quella grandissima prestazione ed una vittoria mancata per un soffio. Poi il crollo in casa con il Matera, una batosta pesante nel punteggio che, però, non può giustificare quanto accaduto le tre settimane successive. Quelle che avrebbero dovuto confermare i giovanotti amaranto nella parte più tranquilla della classifica, dovendo affrontare tutte formazioni in crisi e dietro per punti conquistati. Invece è stata proprio la compagine di Zeman con atteggiamenti poco decifrabili e prestazioni di scarso livello, a ridare speranza a tutti, di fatto riaprire i giochi in coda, facendosi battere nell’ordine da Vibonese, Siracusa e Melfi. Tanto da portare il presidente Praticò a parlare di sentimenti di vergogna e la tifoseria a voltare le spalle a fine gara ai giocatori. Il sogno che si trasforma in incubo e soprattutto una serie di domande che non trovano risposte.