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Reggina, quando la squadra ed il gruppo fanno la differenza. Ma ora viene il difficile…

di Pasquale De Marte – La Reggina di Karel Zeman, per il girone C di Lega Pro, non è più una sorpresa, ma una realtà.  Lo è anche per tutta la tifoseria che gonfia il petto d’orgoglio di fronte alle prestazioni dei giovani amaranto e che grazie alle risposte che ottiene sul campo dai calciatori riesce persino a mandar giù un boccone amarissimo come il pareggio beffa subito a tempo scaduto a Caserta.

Nove partite che, una dopo l’altra, hanno certificato il costante percorso di crescita di una squadra a cui si possono trovare difetti, ma non prima che lo abbia già fatto un tecnico perfezionista e maniacale come colui che guida Coralli e compagni.

Difficile trovare falle persino nel modo in cui commenta le gare a caldo, segno che la lucidità non gli fa difetto.

Nove partite che assicurano persino grandi margini di miglioramento per un futuro che, se non affrontato nella maniera giusta, rischia di diventare un’insidia.

Mantenere i piedi per terra è il credo che la società sta mantenendo sottolineando, una volta di più. come l’obiettivo resti la salvezza, nonostante la posizione play off occupata attualmente.

La Reggina è una squadra che ha perso poco, ma è altrettanto vero che non ha vinto tantissimo (due partite).  Entrambe le sfide hanno messo in evidenza come, per vincere, gli amaranto abbiano necessità assoluta di giocare di squadra.

Molti pareggi o la sconfitta di Lecce potevano essere risultati migliori, non arrivati perchè un errore di reparto o un’ingenuità individuale  sono costati dei punti in classifica persi.

Gli amaranto, infatti, non hanno ad oggi la forza delle grandi squadre di riuscire a rimediare all’errore del singolo nell’economia di una partita.
Sia contro il Messina che con la Juve Stabia è stato necessario che la prova di tutti coloro che sono scesi in campo sia stata oltre la sufficienza per fare bottino pieno.

Basta una respinta sbagliata del portiere, una marcatura saltata su un corner, un gol fallito o un’espulsione evitabile per alterare gli esiti finali dei match.

Un concetto ben chiaro ad una Reggina  che può far leva su uno spogliatoio unito, dove tutti sono consci dell’importanza del proprio ruolo e anche chi gioca meno sa che potrà tornare utile.

Dopo tanti anni si è tornati ad avere praticamente un undici base.  Un dato che regala stabilità tattica, ma che alla lunga può rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Con l’eccezione di Knudsen, molti dei  “non titolari” hanno giocato pochissimo e già domenica contro il Matera si saggerà quanto una squadra così giovane sia in grado di sopperire all’assenza di un pilastro della difesa come Kosnic e quanto sia profonda la panchina di Zeman.

Toccherà probabilmente ad Alessio De Bode, che non gioca una gara da titolare dalla prima di campionato a Fondi, quando ancora la condizione non c’era.

E viene il difficile non solo perchè, com’è fisiologico nell’arco di una stagione, sarà il momento di trovare altre certezze tra le poco utilizzate seconde linee, ma anche per il fatto che adesso tutti conoscono la forza degli amaranto.   E neanche uno squadrone come il Matera di Auteri può permettersi di sottovalutare la Reggina.
E’ l’ultima tappa di un avvio in salita contro quasi tutte le corazzate del torneo, poi sarà il momento degli avversari alla portata.
Quelli che con “difesa e contropiede” potrebbero dar fastidio, anche perchè la spinta “non aver nulla da perdere” non sarà più un privilegio per la squadra dello Stretto.