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Se Zeman è ‘anti-Zemaniano’. Reggina d’acciaio, puoi far sognare una città

di Pasquale Romano – ‘Vorrei essere giudicato soltanto per le mie idee e per il mio lavoro, senza riferimenti continui alla carriera di mio padre Zdenek. E’ normale che mi possa ispirare a lui, ma ho anche concetti e presupposti differenti’. Non si può negare ci avesse avvisato, Karel Zeman, il giorno della sua presentazione. Se è vero che in famiglia il 4-3-3 riassume in tre numeri i dieci comandamenti, una filosofia vagamente bohèmiene che non si può tradire perchè significherebbe tradire sè stessi, è altrettanto vero che gli stessi tre numeri possono avere una diversa interpretazione. Lo stesso verbo, tramandato di padre in figlio, viene declinato con un altro significat0.

La Reggina di Zeman jr. cosi si scopre allo stesso tempo coerente e contraddittoria rispetto alle idee di Zdenek, rispetto anche alle aspettative di tifosi e addetti ai lavori. ‘Potremo vincere o perdere, ma ci divertiremo di sicuro, grazie ad una squadra che penserà soprattutto ad attaccare’, erano queste le riflessioni che serpeggiavano durante l’estate tra i tifosi amaranto. La stessa società, per decisione del d.g. Martino, nel momento di compiere la scelta di affidarsi a Zeman era guidata dalla voglia di riavvicinare la squadra alla città, attraverso un’idea di gioco che non fosse sparagnina. Dopo appena 8 giornate e con un organico costruito nelle ultime settimane di mercato, gli intenti sinora sono stati centrati in pieno.

Dieci punti in otto gare, anche in questo caso è fuorviante affidarsi soltanto ai numeri. Bisogna fare i conti con il calendario, che ha visto gli amaranto affrontare già tre big (e mezzo) del campionato, come Catania, Lecce e Juve Stabia, oltre al Cosenza che salvo sorprese lotterà per le prime 5 posizioni. Al di là dei numeri e dei risultati ottenuti al fischio finale, incoraggia la crescita relativa al carattere della squadra e alla consapevolezza nei propri mezzi che anima Coralli e compagni.

E’ una Reggina d’acciaio, che lascia il minimo varco agli avversari per farsi ferire. Brave Catania e Lecce ad approfittare in pratica dell’unica vera chance concessa dalla difesa amaranto, caratteristica tipica delle squadre che hanno grandi obiettivi. L’atteggiamento della formazione di Zeman, esordio negativo di Fondi a parte, è sempre stato chiaro, inequivocabile. Solidità ed equilibrio le principali prerogative, accompagnate da una personalità definita, e dalla voglia di far male all’avversario, senza distinzione di qualità e caratura.

Lucidità e incisività negli ultimi trenta metri le lacune correggibili, le idee di gioco non mancano ma è la realizzazione di esse a difettare, su questo aspetto il tecnico boemo e la squadra stanno lavorando e continueranno a farlo.  La Reggina vuole divertire come il dna Zeman impone, ma per questo non è disposta ad ‘offrirsi’ al nemico. Se si può offrire bel gioco e una fase offensiva spumeggiante tanto meglio, ma al triplice fischio ride sempre di più chi ha in tasca i tre punti e Zeman l’ha capito anche a costo di sconfessare (in parte) il proprio credo. La Reggina e i tifosi amaranto, con la squadra vista in campo nei primi due mesi di campionato, possono senza dubbio sperare di chiudere la stagione in zona play-off. Sognare a questo punto è lecito…