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Reggina, è un anno cruciale. Tante incognite e poche certezze, ma c’è da stringere i denti

di Pasquale De Marte– L’inizio di settembre segna anche la chiusura della sessione estiva del calciomercato professionistico. Ed è tempo di bilanci per una Reggina che, avendo la certezza del ripescaggio in Lega Pro soltanto il 4 agosto, ha dovuto fare tanto in poco tempo, potendo contare su un budget sensibilmente azzoppato dalla necessità di versare circa duecentocinquantamila euro a fondo perduto per l’iscrizione, da centoventimila euro per l’appropriazione dell’identità e la concessione di un S.Agata con una situazione tutta da definire, nonchè da  una campagna abbonamenti che non ha offerto la risposta numerica che ci si attendeva (circa 2000 tessere a tre giorni dalla chiusura).
INCOGNITE – Le prime tre uscite della Reggina non sono state molto incoraggianti, ma non mancano le attenuanti derivanti dalle difficoltà di aver formato un gruppo in pochissimi giorni. Si è visto poco di ciò che si aspetta da una squadra che dovrà dimostrare di valere la permanenza in Lega Pro e che dovrà fugare tutti i dubbi che ci sono.
Primo fra tutti quello che nasce da un allenatore  che ha un cognome che scuote l’animo dei romantici del calcio, ma che oggi ha l’obbligo di rendere tangibile la propria impronta su un gruppo che, con le dovute giustificazioni, appare, ad oggi, un po’ amorfo.
La guida tecnica, curriculum alla mano,  è una delle scommesse da vincere.
 
QUASI UNA SQUADRA B – Per mesi, nei palazzi del calcio, si è discusso della possibilità di inserire nell’organico di Lega Pro le seconde squadre dei grandi club, in modo da rendere la terza serie nazionale un serbatoio per il calcio italiano. Di fatto la Reggina, pur con una propria identità, sembra ricalcare il concetto. Tanti prestiti da squadre come Fiorentina, Inter e Milan per gli amaranto. Una scelta che, come il Crotone ha dimostrato arrivando in A , si può rivelare vincente a lunga gittata. Aver ritrovato i rapporti con i grandi club non è soltanto l’occasione per portare a casa premi di valorizzazione, calciatori a condizioni agevolate ma anche uno strumento per avere credibilità sul mercato e possibilità di esportare il proprio prodotto verso possibili acquirenti con cui si hanno rapporti privilegiati.
Una necessità assoluta per una società che, da qui a poco tempo, dovrà  stare in piedi il più possibile senza interventi economici esterni.
L’esplosione di calciatori di proprietà come De Francesco e Kosnic, già con buone credenziali e ancora giovani, potrebbe essere il vero crack.
 
POCA ESPERIENZA – Il lato negativo è una squadra con pochissima esperienza e tantissimo da dimostrare a livello caratteriale. Molti calciatori sono alla prima stagione da professionista e, pur non mancando il talento, in tanti casi bisognerà saggiare la capacità di reggere alla pressione e al confronto con squadre imbottite di calciatori esperti e scafati.
Il pesante ko di Fondi ha già messo in rilievo le difficoltà e il calendario che mette all’orizzonte il derby con il Messina non aiuta.
Determinate sarà il rendimento di Botta e Coralli, veri uomini chiave della rosa.
Arriverà la condizione migliore e ci si augura che i giovanotti amaranto riusciranno a buttare il cuore oltre l’ostacolo iniziando a correre più veloce di avversari più vecchi. La speranza è che non avvenga troppo tardi.
 
CANE, DE BODE, OGGIANO – Tra i pochi calciatori superstiti, dopo la rivoluzione che ha cancellato la rosa della passata stagione. ci sono gli uomini già scelti nel recente passato dal direttore generale Martino che, in altri casi, ha effettuato scelte addirittura impopolari.
Una responsabilità presa da chi crede nel proprio lavoro e non ha paura di prendersi dei rischi, scelta dell’allenatore compresa.
Si tratta di calciatori che, in alcuni casi, la C l’hanno sfiorata e poi sono tornati indietro, ma, in fasi diverse, hanno l’età giusta per riappropriarsi di una categoria che avevano perduto. A loro si chiederà qualcosa in più per legittimare l’operato della gestione tecnica.
GESTIONE AZIENDALE E UNIONE D’INTENTI – Il vecchio corso societario della Reggina, per anni, ha posto in primo piano la questione “azienda”. Un concetto indigesto per chi vive il calcio con passione, ma di vitale importanza per chi vuole garantirsi l’esistenza.   Quello della Reggina è stato un mercato votato alla tutela dell’azienda, fatto con il bilancino e l’ultimo giorno ne è stata l’ennesima certificazione.
A questa Reggina, che ha un attacco con qualità tutte da dimostrare,  Alessio Viola sarebbe servito come il pane, ma per poche decine di migliaia di euro l’affare è saltato.  E’ il segnale che anche cifre apparentemente  irrisorie, fanno la differenza.
Sarà un anno difficile, probabilmente duro e in cui arriveranno sconfitte anche pesanti. Tante squadre, sulla carta, sono superiori agli amaranto e sarà la maturità della piazza a consentire ai giovani la possibilità di superare i momenti complicati.
L’obiettivo, però, è  solo quello di evitare i play out e ottenere la salvezza diretta.
Restare in piedi, a livello economico e sportivo, in questa stagione può aprire nuovi scenari per le prossime.