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Reggio Calabria tra attesa e desiderio. Reggina, è un nuovo giorno

di Pasquale Romano – Un soffio caldo. La brezza leggera sembra volersi adagiare sullo Stretto e non concedersi pause. Volendo abbandonarsi al romanticismo, si potrebbe sostenere si tratti del pathos di una città intera. Un immenso e unico sospiro, in quello che potrebbe (dovrebbe) essere l’ultimo giorno della Reggina tra i dilettanti. Oggi arriverà l’ufficialità riguardo le 60 squadre che comporranno i tre gironi nel prossimo campionato di Lega Pro: il club amaranto ha tutti i requisiti per essere ripescato, è più di una speranza quella che incoraggia società e tifosi.

Le ultime estati, afose e complicate, hanno lasciato tracce evidenti sulla storia recente della Reggina e messo a dura prova il sentimento che lega un popolo alla squadra di calcio che la rappresenta. Retrocessioni, fallimenti (a metà), questioni legate a un nome e a una identità rimaste sospese nell’aria per tutto l’arco della passata stagione, almeno per una parte della tifoseria.

Nelle ultime settimane invece , finalmente, si è smesso di pedalare controvento. Quello che sembrava un destino sempre più avverso, pagina dopo pagina, ha trovato spiragli di fiducia e speranza. Al prezioso e a tratti improbo lavoro di Mimmo Praticò e soci, si è aggiunta la ritrovata compattezza e unione d’intenti del popolo amaranto. Seppellite querelle spesso artificiose e quasi mai figlie di ideali convinti, Reggio Calabria si è riunita sotto la stessa bandiera, grazie anche agli obiettivi messi nel mirino e centrati dai dirigenti della Reggina.

Adesso sono ore di attesa ed ansia per quanto riguarda la missione più importante: ritrovare il professionismo. Abbandonare l’Inferno dei dilettanti e centrare il ritorno in Lega Pro, significa molto più che salire di un gradino. E‘ un segnale preciso, autorevole e vigoroso, di riscatto dopo anni di delusioni e amarezze. L’oppressivo senso di mestizia che sembrava avvolgere perennemente la Reggio calcistica (e non solo…) ha bisogno di una scossa in senso inverso, di un appiglio concreto da utilizzare come rovesciamento della sorte.

Precipitata nelle retrovie pallonare per errori, sfortune, e un senso di attaccamento che si è ‘slavato’ nel tempo, la Reggina ha superato il secolo di vita e dimenticato per strada la propria identità, sconfitta che trascende e si aggiunge a quanto accaduto sul rettangolo verde. Centrare il ripescaggio rappresenta anche un esercizio di memoria: dimenticare il recente passato e riposizionare l’orologio sulle giuste lancette. E’ tempo di tornare a vincere ed esultare. E’ il momento di riannodarsi al pomeriggio del San Filippo, a quella gioia tanto speciale e indimenticabile quanto effimera. Reggio Calabria vuole riprendere per mano la Reggina, e riaccompagnarla dove è opportuno stia.