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La Reggina punta su Zeman per vincere: “Stiamo uniti. Io meno integralista di papà”

di Pasquale De Marte – “Lo abbiamo scelto perchè vogliamo proporre un nuovo modo di intendere il calcio nella nostra città. Lo abbiamo scelto per il buon lavoro fatto con l’Abano nel difficilissimo girone C di Serie D e dopo i primi colloqui non abbiamo avuto più dubbi nella scelta”.

Usa poche parole il direttore generale Gabriele Martino per presentare Karel Zeman, nuovo allenatore della Reggina, accolto a Palazzo San Giorgio anche dall’assessore allo sport Nino Zimbalatti e dal Sindaco Giuseppe Falcomatà che hanno manifestato la vicinanza istituzionale alla società amaranto.

I ritmi blandi nel parlare, le pause prima di rispondere e uno stile non certo da intrattenitore di folle lo accomunano in maniera inequivocabile il nuovo tecnico al padre Zdenek.

IMG_20160713_110547“Vi ringrazio per l’accoglienza, spero  – esordisce il tecnico – di non tediarvi perchè esprimermi con un microfono in mano non è il mio piatto forte, preferisco parlare sul campo”.

A lui la società, dopo la prudenza palesata da Praticò solo ventiquattro ore prima, chiede tanto.  “Non possiamo nasconderci dietro un dito – afferma Martino – ed  è inutile che ci chiediate quale sia l’obiettivo se dovessimo giocare la Serie D. Possiamo averne solo uno, cioè vincere”.

“Voglio organizzare una squadra – rivela Zeman, – che abbia un’identità precisa e che la mantenga su ogni campo in cui andiamo a giocare. Per far bene abbiamo bisogno del supporto di tutte le componenti e faccio un particolare riferimento al sostegno dei nostri tifosi. Giocheremo col 4-3-3, ma con molte possibili variabili legate all’organico”.

Un cognome ingombrante che rischia di fargli ombra, ma che lui con grande onestà intellettuale non rinnega a livello professionale

“Mio padre è stato un modello per tanti allenatori, figurarsi se non può esserlo per me che vado con lui sul campo da quando ho due anni. Non posso fermarmi però ai suoi insegnamenti,.  Posso affermare di essere meno integralista rispetto a lui, non essendo stato l’inventore di un sistema di gioco che è stata fonte di ispirazione per molti.  Se l’eredità mi pesa? Per il momento no perchè io ho un’occupazione, lui no (ride ndr)”.

E prosegue: “Più volte mio padre è stato sul punto di venire a Reggio ed anche per questo ho conosciuto il direttore tanti anni fa. Conosco la voglia di riscatto di questa gente e spero di tornare ad infiammare il pubblico.   A livello personale questa è una grande opportunità, perchè ho spesso operato in società che facevano fatica a pagare i calciatori  e questo ha inciso non poco.  Qui sono in una città importantissima con un grandissimo tifo.  Allenare per me è una situazione scomoda per ovvi motivi, ma lo faccio per passione e non mi pongo limiti. Mi piacerebbe arrivare in Serie A e non so se ci tornerà prima la Reggina, ci arriverò prima io o magari lo faremo insieme (sorride ndr).”.

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Inevitabile parlare di strategie: “Non ci siamo ancora soffermati sui punti focali. Sappiamo solo che Reggio in Serie D non può non lottare per vincere. Col nome però non si vince nulla, la credibilità dobbiamo costruircela giornata dopo giornata.  Dovessimo, invece, essere ripescati in Lega Pro vivremmo un campionato con meno pressioni e che potrebbe essere usato per costruire qualcosa di importante”.

Una modesta carriera di calciatore alle spalle: “Non avevo abbastanza fame per arrivare in alto. Non mi piaceva correre e questo l’ho trasformato in voglia di far correre gli altri. Non ho desiderio di rivalsa, perchè dopo un’inizio difficile  di tecnico la mia carriera ha avuto una fase positiva.  Chi verrà qui deve capire cosa significa giocare nella Reggina. Chi non lo capisce non può far parte del nostro progetto”.

Lo staff sarà costruito dalla società che già gli farà avere la collaborazione, come secondo, di Ivan Franceschini.