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Reggio Calabria, Reggina Calcio, Curatori: si lavora per l’accordo

L’ultima volta che a Reggio Calabria si è sentito parlare di “esercizio provvisorio” era il 1986. E riguardava l’As Reggina che, sfruttando l’articolo 52 comma 3 delle NOIF della Figc, pur venendo dichiarata fallita, manteneva il titolo sportivo ed il parco giocatori assicurandosi la continuità calcistica attraverso la neonata Reggina Calcio 1986.

Trent’anni dopo l’esercizio provvisorio è di nuovo attuale, l’articolo 52 comma 3 no. O meglio lo è solo in parte.
Si tratta di una norma che consente ad una società risiedente nello stesso Comune (sarebbe il caso dell’Urbs Reggina) di acquisire totalmente l’identità della società in via di fallimento attraverso un accordo con la curatela fallimentare comprendente l’obbligo di onorare i debiti sportivi.
A fermare fino ad ora la nuova società amaranto è stato il monte debitorio con i tesserati (circa un milione e mezzo di euro) che andrebbe onorato per rilevare totalmente l’insieme dell’identità sportiva della Reggina Calcio unitamente ad una cifra stabilita assieme alla curatela.
Oggi, però, si sta ragionando sulla possibilità che quella cifra mostruosa possa finire nel calderone del monte debitorio totale possa essere pagato con la così detta “moneta fallimentare”.
Ossia diventerebbe una cifra da risarcire solo in percentuale e in base a quello che sarà il profitto ottenuto dai curatori dalla cessione dei vari asset dell’azienda Reggina Calcio.
Per farla breve: quello con la Figc diventerebbe un debito come un altro e sarebbe circoscritto ad essere un pensiero della curatela e non dell’acquirente Urbs. A non essere d’accordo potrebbe essere proprio la Federazione per i propri regolamenti.

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Il confronto tra le parti (Urbs, curatela e Figc) potrebbe portare a una soluzione ecumenica, nei limiti dei regolamenti federali.
I curatori possono mettere sul piatto una concessione sul centro sportivo S.Agata( i cui campi restano agibili e si attendono sviluppi legati alle strutture) fino al 2020.
E’ proprio lì che l’Urbs Reggina potrebbe avere interesse economico a mettere le mani sulla struttura fino al 2020 attraverso un canone rateizzato su più anni che permetterebbe ai curatori di ottimizzare l’asset più corposo, attorno a cui ruotano altri aspetti legati a marchio, nome e identità sportiva di valore irrisorio rispetto a quello principale.
Il Tribunale ha chiesto ai curatori di fare istanza in Figc affinchè si mantenga l’affiliazione, ma il grave stato di insolvenza (Noif, articolo 16 comma 6) porterà ad un’inevitabile cancellazione che i curatori potrebbero impugnare, magari ottenendo una sospensiva immediato, ma rendendo ancor più precario lo status della società.
Nella sentenza del Tribunale di Reggio Calabria non sembra esserci traccia del riferimento ad un “periodo predeterminato” entro il quale mantenere l’affiliazione e a cui probabilmente la Figc avrebbe dovuto adeguarsi, ma più che altro un invito a riuscirci ai curatori.
Acquisire il ramo sportivo della Reggina Calcio non porterebbe significativi benefici in termini di riammissione in Lega Pro, dato che aspirare ad un’ammissione d’ufficio sarebbe utopia dopo l’annata di inattività.
L’articolo 52 comma 3 delle Noif lo avrebbe consentito, ma solo se nell’annata 2014-2015 fosse già partita la stessa procedura di “fallimento programmato” portata avanti ad esempio dal Bari, mantenendo categoria e parco calciatori.
E lo stesso, ove servirebbero, si può dire per i titoli sportivi e bacino d’utenza che, per regolamento, sono già in dote all’Urbs Reggina che li ha già ereditati in quanto principale rappresentante della città di Reggio Calabria.