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Reggina – La Lega Pro non è un miraggio, ripescaggio più di una speranza

di Pasquale De Marte – Il Consiglio Federale del 7 giugno ha rivelato quelle che saranno le credenziali attraverso cui si potrà accedere al ripescaggio in Lega Pro, ma non ha stabilito il metodo con cui verrà stilata la classifica che metterà in ordine le richiedenti.

Arriverà nelle prossime settimane, ma potrebbe non discostarsi da quanto avvenuto nel passato.

Nella scorsa stagione, per le società provenienti dalla Serie D, fece fede la classifica stabilita dalla Lega Nazionale Dilettanti basata sui risultati dei play off che, tuttavia,  coinvolgevano tutti i gironi e stabilivano un’unica vincente nazionale e una conseguente graduatoria a scalare.

Il format della post season del massimo campionato dilettantistico è stato rivisitato e, nell’ultima stagione, si è svolto con semifinali e finali  per ogni singolo girone e oggi esiste una prima graduatoria che vede nove squadre in pole per avere accesso al professionismo.

La Reggina fa parte di una seconda lista allargata dove si trova nelle retrovie di un elenco che coinvolge le 36 squadre che hanno disputato i play off.

Guardare quella classifica, ad oggi, scoraggerebbe i sogni di gloria amaranto.  Farlo, tuttavia, darebbe una visuale limitata da quella che è la realtà.

Sono tantissime le squadre che presenteranno domanda, ma gli aspetti che faranno selezione saranno diversi: ad esempio nessuno nella domanda di ripescaggio potrà avere una deroga sullo stadio e, soprattutto per molte società dilettantistiche, si tratta di un handicap non da poco, dato che per giocare in Lega Pro servono precise garanzie strutturali. Sullo Stretto c’è il Granillo, ha ospitato la Nazionale in gare ufficiali e sicuramente non teme di non avere la licenza per la Lega Pro.

Per trovare un esempio basta andare indietro di soli due anni: all’Akragas venne negato il ripescaggio poichè lo stadio non aveva un adeguato impianto di illuminazione.

Vincendo il campionato, invece, quest’anno ha potuto giocare la terza serie con una deroga, arrivata solo il 6 ottobre 2015.

Manca il rinnovo della convenzione col Comune, ma ci si augura arriverà.

E, non bisogna dimenticarlo, saranno tagliate fuori tutte le realtà che hanno posizioni economiche precarie e pendenze. Non è il caso della società amaranto che, come è noto, non deve neanche un centesimo ai suoi tesserati.

Con molta probabilità, come nella scorsa stagione, varrà l’alternanza per colmare il vuoto d’organico della C: una chiamata tra le retrocesse e una in D.

Diverse squadre saranno escluse per illecito sportivo, un po’ come accadde agli amaranto che per via di una penalizzazione rimediata nel biennio precedente non poterono beneficiare del ripescaggio tra i cadetti nel 2014-2015.

Tra le retrocesse, ad  esempio, dal girone A sono finite in D Cuneo, Albinoleffe e Pro Patria. I piemontesi hanno già detto che non pagheranno i 250.000 euro e la formazione di Busto Arsizio ha avuto tre punti di penalizzazione per fatti relativi al calcioscommesse.

I seriani, invece, avendo già usufruito di un ripescaggio nelle ultime cinque stagioni agonistiche potrebbero essere ammessi solo in una secondo tempo.

Nel Girone B sono finite tra i dilettanti L’Aquila, Lupa Roma e Savona. Abruzzesi e liguri sono sicuramente fuori per il loro coinvolgimento nel calcioscommesse. Nel girone I Lupa Roma e Ischia hanno ricevuto penalizzazioni per irregolarità Covisoc, non si tratta di illecito sportivo e bisognerà vedere come questo sarà valutato dato che sarà richiesta piena solidità economica alle squadre che presenteranno domanda di ripescaggio.

La  Frattese, davanti alla Reggina, nell’ultima stagione ha ricevuto un punto di penalizzazione per i fatti relativi a Dirty Soccer e, in teoria, dovrebbe essere esclusa.

E’ chiaro che, a fronte di rinunce e mancanza di credenziali, ci sono formazioni che sono già pronte a mettersi nelle condizioni di essere ripescate come ad esempio la Cavese.

I posti sono sei, ma già nei corridoi si vocifera che saranno molti di più considerando le diverse squadre destinate a non iscriversi.  Le pretedenti, almeno in linea teorica, sarebbero 45 considerando chi è retrocesso e chi ha disputato i play off nei nove gironi di Serie D.

Gli amaranto partono dal fondo ma, dunque, non mancano le possibilità di una scalata alla classifica che, con i soli requisiti minimi, di fatto è già partita.

La speranza è che si possa decidere di far entrare in gioco altri aspetti come la tradizione e il bacino d’utenza.  Si tratterebbe di  situazioni legate alla città e non al club, per cui la Ssd Reggio Calabria non dovrebbe preoccuparsi di non aver ereditato concretamente la storia della Reggina Calcio. E Reggio, a questi livelli, sta davanti a tutti. Dalle Alpi alla Sicilia.

Si tratta di parametri che, secondo l’esperienza degli anni scorsi, vengono applicati solo per le retrocesse e non per le squadre provenienti dalla Lnd.

A Reggio si può iniziare a sperare, ma bisognerà eventualmente farsi trovare pronti economicamente. Servono 250.000 euro da versare sull’unghia a fondo perduto e una fideiussione da 350.000 euro per l’iscrizione.

Perchè anche l’aspetto economico farà selezione. E tantissima.

E in città comincia ad alimentarsi confusione relativamente ai costi di gestione. Un campionato dignitoso di Lega Pro è, al netto, una spesa minore rispetto a quella che si dovrebbe fare per allestire una squadra vincente in D dove non esistono incassi che non siano quelli del botteghino.

Nella terza serie nazionale ci sono gli introiti della Legge Melandri, partite che richiamano maggiore pubblico, un maggiore appeal per investitori e sponsor, possibilità di mettere in mostra giovani calciatori e di ricevere i premi di valorizzazione dalla Lega.   Dalla prossima annata lo streaming delle partite sarà a pagamento e questo assicurerà ulteriore liquidità alle casse sociali delle squadre, soprattutto a quelle con un grande bacino d’utenza.   I derby dello Stretto conservano il primato per visualizzazioni sulla piattaforma Sportube.

Nome e ripescaggio, questi i prossimi obiettivi della società.

Il rischio, però, è sempre lo stesso. Per avere certezza sul futuro bisognerà aspettare almeno metà luglio e sia che per allestire un organico di livello in Serie D o per salvarsi in Lega Pro rischierebbe di essere troppo tardi.

Muoversi in anticipo in direzioni che vadano bene per entrambe le categorie potrebbe essere la strategia giusta.