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“Ciao Moro”, quattro anni fa Morosini volava in cielo: “Non è morto invano”

Sono passati già quattro anni, ma il ricordo di Piermario Morosini è più vivo che mai. Il centrocampista bergamasco che ha vestito tra le altre la maglia della Reggina,  il 14 aprile del 2012 vedeva il proprio sogno infrangersi. Brusca e tragica l’interruzione di un percorso ricercato con ostinazione e tenacia, spezzato sul più bello. Tanti i club di serie A e B che oggi attraverso Twitter hanno voluto ricordare Morosini e il messaggio di positività e umanità che naturalmente ha trasmesso nel corso della propria carriera.

 Il professor Paolo Zeppilli, direttore della scuola di Medicina dello Sport del Policlinico Gemelli di Roma e collaboratore della Federcalcio, sottolinea come la tragedia che ha colpito Morosini ha aiutato ricerca e prevenzione: “Oggi possiamo dire che Piermario non è morto invano – dichiara Zeppilli alla Gazzetta dello Sport – dopo il suo caso abbiamo fatto grossi approfondimenti sulla malattia, a base genetica e rara, ci siamo spinti in territori sconosciuti o quasi e oggi ne sappiamo molto di più, anche grazie a una borsa di studio intitolata a suon nome”.

Sul caso particolare che ha riguardato Morosini, Zappilli fa capire che a un destino tragico si è unita la sfortuna: “Quel ragazzo è stato particolarmente sfortunato, soffriva di una miocardiopatia aritmogena al ventricolo sinistro, quando la forma più nota e diffusa è quella al ventricolo destro. Per giunta era in forma iniziale. Ho visto gli elettrocardiogrammi: non era facile diagnosticarla”.