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Ex Reggina, Zamboni: “Quel gol a Buffon, l’orologio di Foti e le lacrime…”

di Pasquale Romano – Wanted. In quanto giocatore che è riuscito a insaccare un pallone alle spalle di Gigi Buffon, Marco Zamboni potrebbe essere tra i ‘ricercati’, considerati i tempi difficili che vive chi si palesa al cospetto del fuoriclasse bianconero. Nella stagione 2004-2005, la Juventus conosceva al Granillo la prima sconfitta in campionato. Decima giornata, gol vittoria di Zamboni su punizione, legge dell’ex implacabile e amaranto che si impongono 2-1 nonostante il rosso a Colucci. “Che serata, impossibile da dimenticare. I ricordi di quella partita sono tanti, i principali però da collegare ai giorni precedenti” assicura Zamboni ai microfoni di Strill.

Vigilia delicata e tormentata, Mazzarri (la sua panchina iniziava a scricchiolare…) preparava con la consueta cura maniacale quella che sembrava una sfida impari. “C’era tensione in settimana, il presidente Foti ci vedeva particolarmente ansiosi e temeva un nostro crollo. La Juventus ci avrebbe mangiato in un boccone, questo era il pensiero di molti. Ma non il mio….”.

L’arco temporale si sposta di una decina di giorni, al S.Agata si presenta Foti con un sacchettino, da regalare proprio a Zamboni in nome di una promessa fatta qualche giorno prima di Reggina-Juventus: “Gli dissi ‘Presidente, se vinciamo e io segno, lei mi regala l’orologio che ha al polso‘. Lui sorrise e annuì pensando fosse impossibile pagare pegno, invece tutto si avverò. Il suo orologio era un regalo della moglie, quindi ne comprò uno simile”.

Punizione velenosa ma non impossibile, Buffon che (notizia) si fa sorprendere dal destro di Zamboni e 2-1 che decide una partita solo all’apparenza senza pronostico: “E pensare che non era stato uno dei miei tiri migliori -sorride l’ex amaranto- forse la leggera deviazione che ne ha cambiato la traiettoria lo ha ingannato. Ci tengo a dire che si tratta di un campione e persona speciale, è incredibile quello che fa ancora oggi a 38 anni. Si vede che si diverte tanto a stare in campo”.

La Reggina concluse quella stagione al decimo posto, oltre ogni più rosea aspettativa. “Risultato possibile grazie alla perfetta unione di intenti. Eravamo un gruppo splendido, ben guidato da Mazzarri, con una forte dirigenza alle spalle e una tifoseria calda e appassionata. Il mio cuore è rimasto a Reggio Calabria, non nascondo di essermi commosso quando sono dovuto andare via. Sarei rimasto volentieri”. Al tecnico toscano, esploso in riva allo Stretto, Zamboni riserva elogi e qualche critica: “Allenatore preparato e meticoloso, ha fatto sempre benissimo tranne all’Inter, per me non è un caso. Già all’epoca notavo che soffriva la personalità di certi giocatori, possibile abbia avuto le stesse difficoltà a Milano”.

ZAMBONIREGGINA

Così lontani, cosi vicini. Se i tempi della serie A assomigliano ad un film in bianco e nero, il presente vede Zamboni e la nuova Reggina separati…da una categoria. Classe ’77, il difensore nato a Verona gioca ancora vestendo la maglia del Bardolino, società veneta che milita nel campionato di Eccellenza: “Mi diverto ancora, proprio come Buffon -ride, ndr- e non mi dò limiti. In campo fino a 40 anni ? Sicuro, non escludo anzi di arrivare a 45. Mi sento bene, mi alleno seriamente, quando avvertirò il peso di tutto questo smetterò immediatamente”.

Sulla nuova realtà amaranto, Zamboni diventa più ermetico. “Non conosco la società, si tratta di un nuovo percorso iniziato dopo che Foti purtroppo ha alzato bandiera bianca. Mi dispiace vedere la squadra in D e lo stadio semivuoto, ai miei tempi il Granillo era una bolgia”.