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Reggina, le occasioni perse e quel salto di qualità che non arriva mai

di Pasquale De Marte – Adesso anche sognare è dura.  Al 21’ della ripresa la Reggina a Leonforte era a -7 dalla Frattese, a  -5 dalla Cavese e a -3 dal Siracusa, con tutti gli scontri diretti da giocare in casa.

In pieno controllo del match gli amaranto sono riusciti a gettare alle ortiche una partita che avrebbe aperto scenari insperati fino a qualche mese fa  e riempito il Granillo più del solito in occasione della sfida di domenica contro i metelliani.

E’ un campionato mediocre, dove non esistono buone squadre ma solo formazioni che sbagliano meno di altre o singoli  che spostano gli equilibri. Basta dare un’occhiata agli highlights (qui) per  capire che, a Leonforte, la formazione  di Cozza è riuscita a sbagliare più di un avversario che si è portato a casa sei punti in due sfide dirette.

Ma più che il risultato, a preoccupare è che la squadra amaranto si fa trovare sempre impreparata all’appuntamento con la svolta.  A Siracusa, così come a Scordia, nelle gare interne contro Noto e Due Torri, per finire all’ultimo ko.

Tutte gare (quella con gli aretusei a parte) in cui serviva la prova di forza.

Sfide contro avversari eterogenei ma condite dagli stessi limiti per la Reggina : l’incapacità di concretizzare gli episodi favorevoli, di dare un segnale vero al campionato e anche alla piazza.

Pali presi,  gol della domenica subiti, pallonetti da centrocampo,  traverse colpite, indecisioni del portiere nelle partite chiave  .  La somma di tutto, sfortuna e episodi sfavorevoli compresi,  regala una  uno scenario in cui si fatica credere che questa squadra  abbia la statura per andare a riprendere le prime, avendo l’handicap di essere partita in ritardo. Ma non solo.

Si poteva fare di più a tanti livelli. sebbene spesso ci si debba confrontare anche con le difficoltà.

Foderaro, Cane e Oggiano sono risultati buoni innesti,  ma soprattutto nelle gare casalinghe citate arrivate a dicembre e con il mercato in corso, la società ha probabilmente pagato l’impossibilità ad operare sul mercato per ragioni economiche dato che, con Tiboni infortunato, al Granillo si è lasciato per strada qualche punto di troppo per l’assenza di un vero centravanti.

Magari un vero goleador per la categoria, che però magari costava troppo. Che forse spostava gli equilibri, ma sicuramente minava all’integrità di un bilancio che sta in piedi solo per un investimento a perdere da parte dei soci.

La controprova non si ha, ma la sensazione è che tutti quei palloni lunghi visti nei pareggi interni sarebbero stati molto più che un mero solletico per i centrali avversari.

Farne una colpa ad una dirigenza che ha dovuto “buttare” trecentomila euro per l’iscrizione in sovrannumero alla Serie D non sarebbe  giusto (l’alternativa non si è mai palesata), ma è un dato che va sottolineato nell’economia dell’andamento della squadra.

Gli obiettivi, però,  non cambiano: vincere più gare  possibili.

Quando il primo posto non sarà più raggiungibile si penserà ad accedere  ai play off e magari vincerli, per poi farsi trovare pronti a livello societario, organizzativo ed economico ad un’estate che dovrebbe portare ad un nuovo allargamento della Lega Pro a sessanta squadre..

Dieci punti di ritardo sulla Frattese sembrano e sono tantissimi da recuperare nelle quattordici gare che mancano al campionato della Reggina, anche se sui campani pende una richiesta di penalizzazione (-1) della Procura Federale per la questione Dirty Soccer.

In mezzo ci sono anche le corazzate Siracusa e Cavese, squadre che non sono partite bene ma non male quanto gli uomini di Cozza.

Domenica i metelliani arrivano sullo Stretto con poca tranquillità (esonerato l’allenatore Longo) , reduci da due poco esaltanti pareggi interni contro Scordia e Agropoli, ma anche da una fortuita e poco meritata vittoria a Palmi.

Gli amaranto hanno le risorse per riprendere da subito la linea tracciata da quei dieci risultati utili consecutivi, ma occorerà, come detto, sbagliare meno dell’avversario. E più l’avversario è competitivo e più è difficile.