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Centodueanni di Reggina, una festa senza pace e con tanti (inutili) dubbi. Perché?

di Pasquale Romano –

Evidentemente, è destino che la Reggina, dopo aver raggiunto il secolo di vita, non possa festeggiare come merita il proprio compleanno. Due anni fa il centenario volò via in fretta, quasi come fosse un disturbo, solo in nome di una classifica precaria e una situazione economica non florida. Fosse sempre così, i centenari li festeggerebbero soltanto Barcellona e Manchester City. Musica simile nella passata stagione, una Reggina nel frattempo retrocessa in Lega Pro e nuovamente nei bassifondi, aveva poca memoria e interesse a rivangare quanto già tralasciato dodici mesi prima.

In questa stagione all’11 gennaio la classifica sorride, dopo una striscia di risultati positivi che ha parzialmente riscattato un avvio di campionato da dimenticare. La formazione allenata da Cozza spera in una clamorosa quanto complicata rimonta e in alternativa non vuole mancare i play-off, che potrebbero avere un senso. Anche questo compleanno però è trascorso senza tanti sorrisi, manca in modo lampante una ‘convergenza emotiva e passionale’ nei confronti del club di Mimmo Praticò, ancora per qualche mese Asd Reggio Calabria nelle carte federali. Tiepida, sin dalla nascita della nuova società, la reazione di tifosi e città. I paradossi che spesso animano lo Stretto hanno visto ‘evaporare’ la sterminata quantità di tifosi amaranto che giurava amore eterno e incondizionato alla Reggina, temporaneamente sopito in attesa che il nemico Lillo Foti facesse le valigie. Finita l’era legata al vecchio presidente, è rimasto un malumore di fondo e il Granillo semivuoto. Non isolati i casi di supporter che rimpiangono Foti, esattamente gli stessi che lo hanno bersagliato sino all’ultimo giorno di presidenza. I perché  volano via assieme alla coerenza…

Sotto accusa stavolta sembra essere la ‘paternità’ della società, che qualcuno sostiene essere stata scippata a Foti. Il caldo torrido dell’estate unito a una serie di eventi che si sono seguiti rapidamente ha forse confuso le idee e tratto in inganno. Senza alcun dubbio i fatti storici sono stati messi da parte in nome di una contesa che dalla fantasia con il tempo è diventata reale. Proprio nei giorni che vedono la Reggina compiere 102 anni la questione S.Agata si è surriscaldata, sino ad obbligare la Provincia ad una decisione che non potrà essere ulteriormente rinviata. La rabbia di Mimmo Praticò, esternata nelle ultime due uscite pubbliche, sembra essere quella di un club che non si sente amato, riconosciuto dal territorio. Non è la semplice richiesta di un campo di allenamento ma di affetto e sostegno, che il presidente amaranto sostiene di meritare per quanto fatto la scorsa estate. La decisione, d’impulso e temeraria, di non far sparire il calcio a Reggio Calabria sembrava potesse muovere corde popolari e invece rischia di rivelarsi un boomerang impazzito, ‘Parte della città si merita che ritiri la squadra domani’ il grido d’accusa lanciato ieri dagli schermi di Rtv.

Dubbi e malumori, accompagnati dalle solite chiacchiere da bar che hanno fatto da sottofondo all’ultimo decennio Foti, frenano cosi un progetto nato in fretta, tra errori e inesperienze, che certamente ha peccato in più di una circostanza ma che non ha finalità misteriose o nascoste. Far rinascere il calcio a Reggio Calabria, provando a seguire il solco di quanto ben fatto da Foti (in tanti solo adesso hanno memoria dell’intero viaggio e non delle ultime maldestre curve) questa la missione azzardata di Praticò e soci. La città, una sua parte almeno, non raccoglie l’invito e si lacera tra fazioni e ricostruzioni bizzarre. S0n0 in pochi a soffiare con sincera passione sulle 102 candeline della Reggina, forse ancora meno quelli che riconoscono un doloroso quanto dovuto ‘trasloco’, che in concreto non avrebbe dovuto però veder mutato l’amore verso il colore amaranto.

E’ successo lo stesso praticamente in tutte le piazze del Sud, a Reggio Calabria il masochismo impone l’originalità. Si indossa un uniforme, e si va a caccia di fantasmi. Si invecchia ma non si matura, è amaro il compleanno di una Reggina orfana di se stessa, alla ricerca di un’identità che non è proprietà di nessuno, si è soltanto smarrita tra dubbi e ambiguità che non hanno motivo di esistere. Non è il calcio ma la critica a priori, un tanto al chilo, lo sport spesso maggiormente praticato a queste latitudini. Distruggere è sempre stato molto più semplice che costruire, ma in questo caso le macerie sono di tutti.