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Reggina, il 2015 unico nella tua storia. Per il futuro una sola strada…

Va in archivio il 2015 della Reggina, senza dubbio uno degli anni più lunghi (dilatati i canonici 365 giorni…) sofferti, pazzi. La gioia del San Filippo l’apice facilmente riconoscibile, dalla vittoria storica e (ir)ripetibile con il Messina è iniziata la caduta nel baratro. Come in uno scherzo perfido degli Dei, dopo aver superato il nemico di sempre, la Reggina ha visto iniziare la propria fine. Almeno della vecchia società, riconducibile al presidente Foti, quest’ultimo arrivato a destinazione dopo un lungo viaggio durato quasi trent’anni. Si è ripartiti in fretta e con qualche errore giustificabile, dalle macerie si è dovuto ricostruire senza avere il tempo di ragionare.

Un anno, due nomi. La particolarità unica del 2015 è legata all’aver visto la società iniziare l’anno solare con una denominazione diversa rispetto a quella attuale. Complicato accettare il passaggio da Reggina a Reggio Calabria? Forse. E’ passato qualche mese dalla torrida estate, l’inverno non ha lavato via un’ambiguità di fondo, rimasta solo in chi la vuole vedere. Un nome (momentaneamente) diverso, abbinato al S.Agata ancora in attività ha maturato confusione in qualche tifoso amaranto, indotto a pensare che questa “non è la stessa Reggina”. No, infatti non lo è. E’ diversa, costretta a lottare tra i dilettanti, in un Granillo sbiadita fotocopia, in campo e sugli spalti, rispetto a quello dei tempi belli. E’ diversa nel timone, dopo tre decenni in mano a Lillo Foti, e nel modo di proporsi alla città. E’ diversa perchè rimasta orfana di una storia strappata via dolorosamente, rimasta sospesa tra chi l’ha vissuta, chi vuole ricordarla e chi lo farà a prescindere, nel bene e nel male. Non c’è nessuna ‘fazione’ o ‘partito’, sbagliato pensare a  chi ha guidato la Reggina nel passato e chi lo fa nel presente come a figure contrapposte. Si è soltanto aperta una nuova pagina, inevitabile dopo lo svincolo d’autorità imposto dalla Federazione.

Storia significa passato, speranze e ambizioni sono legate al futuro. Il decennio glorioso trascorso in serie A risulta quanto mai sfocato, appartenente ad un’altra era, vissuto sull’onda emotiva di una passione popolare rimasta sepolta dopo anni di cocenti delusioni. Non c’è strada alternativa: bisogna prendere consapevolezza delle difficoltà esistenti, e guardare all’orizzonte con idee chiare, mirando a traguardi raggiungibili e non chimere illusorie. E’ una Reggina diversa, ricacciata negli Inferi, costretta a lottare talvolta contro avversari mai conosciuti e affrontati in 100 anni di storia. Già, quale storia? Nelle pieghe di un secolo amaranto, ben evidenti, ci sono decenni polverosi vissuti in serie C, tra retrocessioni in quarta serie scampate di un soffio, e anonime stagioni susseguitesi senza sussulti o gioie particolari. In fondo, quindi, è la stessa Reggina di sempre. Solo che lo avevamo dimenticato…

Pasquale Romano