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Reggina, rimane chi ci crede… per questo vanno via in tanti

di Michele Favano – Il movimentato dopo gara all’interno dello spogliatoio e l’avvio di una minirivoluzione, rappresentano il chiaro segnale lanciato da società e direttore generale riguardo posizioni e convinzioni non mutate rispetto a quanto successo in campo contro il Noto. L’atteggiamento dei calciatori, unito alla prestazione che non può essere definita brillante, si contrappongono ad una ferma volontà da parte dei dirigenti, di credere fino a quando sarà possibile, che la rimonta alle prime posizioni è attuabile. La vittoria del Siracusa sulla Cavese, apriva la possibilità di accorciare le distanze dal primo posto, cosa non avvenuta per una sorta di ritorno al passato della squadra sul piano del gioco e dell’atteggiamento, così, contro un modesto Noto, non si è riusciti ad andare oltre il pari. Uno stop che intanto interrompe una buona striscia di successi casalinghi e soprattutto macchia quel percorso stilato su tabella che avrebbe dovuto consentire agli amaranto l’avvicinamento alla zona più importante della graduatoria. Ed allora, preso atto per l’ennesima volta che da questo gruppo difficilmente si potrà ottenere il definitivo salto di qualità, si è deciso per un vero e proprio cambio radicale. Senza guardare in faccia nessuno e puntando il dito soprattutto su quei calciatori che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto fornire un contributo diverso. E’ senza pause il lavoro di queste ore di Gabriele Martino e dei suoi collaboratori. Cane, Forgione e molto altro alla corte di Francesco Cozza per provare a cambiare indirizzo a questa stagione. Idee chiare ed obiettivi tutti raggiungibili, da unire a partenze eccellenti come più volte abbiamo scritto in questi giorni. “Nomi di una certa importanza e tecnica individuale possono non bastare in questa categoria, qui ci vuole gente disposta a lottare e con grande spirito di sacrificio”. Questi i concetti espressi dal direttore generale a microfoni spenti, nel posto gara con il Noto. L’amarezza per l’ennesima incompiuta è proporzionale alla voglia di battersi ancora ed alla convinzione che i giochi non siano affatto chiusi. Il messaggio della società è chiarissimo.