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Buffon e la Reggina – Dagli applausi della Sud al gol di Barillà alla leggenda

Se eri un portiere di Serie A tra la fine degli anni ’90 e tutti gli anni ‘2000 sapevi bene che andare sotto la Curva Sud del Granillo era tutt’altro che una passeggiata.  Erano tempi in cui lo stadio era una bolgia riconosciuta in tutt’Italia e anche gli estremi difensori più esperti subivano il calore della tifoseria amaranto: memorabile la papera di Toldo nel 1999.

Il portiere della Fiorentina, così come altri mostri sacri come Peruzzi o Marchegiani non venivano risparmiati dai cori di scherno di un pubblico che si faceva sentire come nessun altro.

Nemmeno chi ha scritto pagine leggendarie della storia amaranto, Massimo Taibi, veniva accolto come un amico.

Ma c’era chi faceva eccezione.  E fa bene ricordarlo nel giorno del ventennale del suo esordio in Serie A: Gigi Buffon, una vera e propria leggenda del calcio italiano.

Ogni suo ritorno a Reggio era accompagnato dagli applausi della tifoseria amaranto, convinti e provenienti dal settore più caldo del tifo, là dove era difficile trovare fedi calcistiche promiscue.

Un’ulteriore dimostrazione della sua traversalità determinata dal sapersi comportare in maniera sportiva e di riuscire ad essere apprezzato anche dagli avversari.

E sullo Stretto non sono mancate le delusioni per lui.  Delle tre sconfitte subite dai bianconeri sullo Stretto due lo hanno visto protagonista: il 17  maggio 2003 (2-1) e il 6 novembre 20004, quella che tutti ricordano per l’episodio di Paparesta chiuso nello spogliatoio da Moggi.

Significativo per tutto il movimento reggino anche il 2-2 del 26 aprile 2009. A portare in vantaggio gli amaranto fu Nino Barillà, un reggino cresciuto al S.Agata che faceva gol al portiere più forte della storia del calcio.

Fu una sorta di canto del cigno dell’apogeo della storia amaranto, dato che a fine stagione arrivò la retrocessione.