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Reggina, pause preoccupanti, paure e discontinuità. Tiboni, invece, non conosce pressioni

di Michele Favano – Lo ricordate il filotto? Scordia rientrava in quel contesto di partite che l’ASD Reggio Calabria avrebbe dovuto vincere per proseguire la sua scalata in classifica. La risposta della squadra in campo, soprattutto nella prima parte del match, ha decisamente deluso le aspettative. “Tensione, l’importanza dell’incontro è stata avvertita più del dovuto”, dirà a fine partita il direttore generale Gabriele Martino, per la squalifica di Cozza accomodatosi in panchina. Può essere, ma anche questo aspetto andrebbe analizzato. Perchè se quando si è giù si parla di eccessiva pressione, quando si riescono ad ottenere tre punti a fatica come contro il Gragnano si parla di paura di vincere ed anche quando la classifica appare rassicurante la squadra soffre di eccessiva tensione, viene da pensare che questo gruppo, così composto, difficilmente potrà essere in grado di effettuare quel definitivo salto di qualità che da troppo tempo è atteso. Forse l’analisi più completa, in questo preciso momento, dovrebbe comprendere, insieme ad aspetti psicologici, anche carenze tecniche e debolezze comportamentali dell’organico nella sua interezza. Altrimenti diventano inspiegabili alternanza di prestazioni, amnesie frequenti e scarsa incisività sotto porta. Ci piacerebbe vedere continuità di rendimento da parte di tutti, le pause che spesso nel corso della stessa partita alcuni calciatori si concedono, rimangono imbarazzanti. Quello che, invece, ci sta piacendo è lo spirito con il quale il battagliero Tiboni continua a proporsi. Piena ragione a Cozza sull’importanza che il giocatore riveste non solo dal punto di vista tecnico-tattico. Padrone del reparto, utile a spizzare palloni per i compagni, capace di procurarsi e procurare occasioni da gol, esperienza da vendere in campo nei momenti caldi del match, assunzione di responsabilità. Lui non sa neppure cosa siano paure e pressioni.