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Giacchetta a Strill: “Reggio Calabria? La Reggina era un’altra cosa. Falcomatà…”

di Pasquale Romano – Sipario amaranto. Qualche mese fa il percorso professionistico della Reggina Calcio si è bruscamente interrotto, Simone Giacchetta ha preferito vivere in disparte l’amarezza per un lungo cammino giunto ai titoli di coda. Se il tempo solitamente guarisce le ferite, in questo caso ha fatto un’eccezione…: “L’enorme dispiacere provato in quel momento non mi ha ancora abbandonato e mi accompagna quotidianamente. Sono un reggino a tutti gli effetti -dichiara Giacchetta ai microfoni di Strill- non potrebbe essere altrimenti dopo una vita passata insieme. Sono arrivato nel 1991 e qui ho scelto di vivere, la Reggina e Reggio Calabria fanno parte di me”. I due nomi, uno accanto all’altro, rappresentano il passato e il presente del calcio locale. Confronti e passaggi di consegne? Giacchetta chiarisce: “Chiamatela Reggio Calabria, la Reggina era un’altra cosa. Sono sincero, non riesco a tifare e seguire con la stessa passione questa squadra, credo sia anche normale. Ho vissuto tutto in prima persona, dalle feroci contestazioni ai sogni diventati realtà. Da ex capitano e tra i protagonisti di pagine indimenticabili, la Reggina per me rimarrà una sola”.

 

Un’altalena di emozioni, nell’ultima estate vissuta sulle montagne russe, ha infine condannato la Reggina. Dalla felicità per la salvezza ottenuta sul campo contro il Messina, allo svincolo dei giocatori che ha spento ogni speranza: “Eravamo tutti coscienti delle enormi difficoltà, forse erano gli altri a sottovalutarle. Da almeno 3 anni la Reggina era in emergenza economica, le iscrizioni arrivavano sempre in extremis, grazie alle mille risorse di Lillo Foti. Pensavamo anche stavolta fosse possibile, eravamo fiduciosi, poi è arrivato quel comunicato…”. Qualche malignità ha accompagnato la Reggina all’ultima fermata, le istituzioni locali e quelle calcistiche a livello nazionale hanno fatto davvero tutto il possibile ? Giacchetta preferisce non sbilanciarsi: “Voglio credere sia cosi, senza pensare a cose diverse. Una volta saputo del comunicato che ufficializzava lo svincolo dei calciatori ho chiamato Foti, eravamo entrambi increduli. Ho appreso solo in un secondo momento che il sindaco Falcomatà lo sapeva già dalla sera prima…”.

 

Nuove strade. Lillo Foti, dopo aver chiuso con l’attività professionistica, prova a salvare la Reggina attraverso un nuovo progetto legato alla scuola calcio: “A livello di prima squadra ha concluso un percorso, non credo ad eventuali ritorni.  Foti è stanco, non ha più le energie necessarie e lo stress patito nell’ultimo periodo mi porta a pensare che non rientrerà”. Il calcio reggino è ripartito dall’Asd Reggio Calabria, nell”organigramma ricco di ex amaranto. Giacchetta tra i pochi a non trasferirsi da un lato all’altro della barricata, come mai ? “Intanto nessuno mi ha cercato”, sentenzia l’ex dirigente amaranto. Che poi aggiunge: “La nuova società aveva tutto il diritto di scegliere le figure dirigenziali che riteneva più adatte, la città offre diverse opportunità e soluzioni. In tutta sincerità, devo ammettere di non conoscere bene la categoria, non so quanto sarei stato capace di costruire un organico per la serie D”.

 

Il calcio continua a essere ragione di vita professionale per Giacchetta. ‘Cannibale’ di partite, l’ex difensore prosegue l’intensa attività di osservazione in attesa di una chiamata che gli consentirà di tornare in pista.  Sulle difficoltà vissute dalla formazione di Cozza, Giacchetta difende l’ex compagno e invita i tifosi ad avere pazienza: “Il gruppo è stato costruito da zero, in poco tempo, non si può pensare non influisca sul rendimento iniziale. La squadra non ha ancora una sua identità, deve imparare a conoscersi e conoscere la categoria. Bisogna sostenere l’Asd Reggio Calabria, il numero degli abbonamenti conferma che c’è voglia ed entusiasmo, serve solo un pò di pazienza”.