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Cirillo a Strill: “Quanti ricordi in amaranto. Con la Reggina i momenti più belli”

di Pasquale Romano – Lieto fine. E’ senza dubbio paragonabile ad una favola la lunga carriera di Bruno Cirillo, ricca di esperienze diverse e gratificanti, arrivata oggi al capolinea. Sofferto, quindi particolarmente dolce nel momento della conquista, l’ultimo obiettivo raggiunto. San Filippo il teatro dell’ultimo memorabile atto: “Non pensavo fosse l’ultima partita della mia carriera -assicura Cirillo ai microfoni di Strill- visto l’epilogo posso dire di aver chiuso in bellezza, ottenendo la salvezza nello spareggio con il Messina, da capitano amaranto. Quelle due vittorie mi avevano dato carica e stimoli, pensavo di continuare per un’altra stagione, ma non sempre si può ottenere quello che si desidera…”. Oggi inizia una nuova vita, fuori dal rettangolo verde. Difficile non farsi sommergere dalla malinconia dopo vent’anni di battaglie: “Ripenso a quando da ragazzino speravo di diventare calciatore, sono orgoglioso di quanto ottenuto e non ho alcun rimpianto. I motivi della decisione ?Ho ricevuto un paio di proposte da Italia e Grecia ma non erano allettanti, ho preferito fermarmi nonostante avessi ancora il fuoco dentro”.

Nel momento dei bilanci, la Reggina occupa un posto di rilievo nei ricordi di Cirillo, nonostante le soddisfazioni da evidenziare non manchino: “Indossare la maglia dell’Inter e della Nazionale, giocare e segnare in Champions League, le esperienze in Spagna e in India. Impossibile scegliere, anche se nel mio cuore so di farlo”. Un legame intenso e sincero, ripreso in diverse circostanze. Arrivato poco più che bambino in riva allo Stretto, il difensore campano è diventato uomo con addosso i colori amaranto: “Sono cresciuto come persona e come giocatore grazie alla Reggina. La città, i tifosi e la società sono e resteranno per sempre qualcosa di unico. Sono tornato 3 volte a vestire la maglia della Reggina, conferma e sintomo di un rapporto speciale”.

Rewind, play. Nella scala emozionale di un viaggio che ha attraversato due decenni, Cirillo riserva il gradino più alto ad un gol realizzato con la maglia amaranto: “Stadio Olimpico, Roma-Reggina. Segno e, senza capire niente dalla gioia, esulto assieme ai 10 mila tifosi amaranto presenti. Lo confesso, ogni tanto ripesco il dvd di quella partita e mi riguardo la scena memorabile. Forse di me non si direbbe, ma sono un sentimentale…”. Dalla Roma alla Leonfortese il salto mortale è quadruplo. La realtà odierna, quasi insopportabile, vede gli amaranto soffrire tra i dilettanti: “La sto seguendo con affetto, la Reggina, per me si può chiamare solo cosi. Non mi aspettavo cosi tante difficoltà, questo periodo nero deve finire al più presto, lo meritano i tifosi e la storia di questa società”.

Sulle motivazioni che possono nascondersi dietro le prove negative della Reggina, Cirillo ha le idee chiare: “Partire in ritardo può avere influito, ma c’è una cosa che i giocatori devono capire al più presto e posso dirlo dopo l’esperienza vissuta in prima persona lo scorso anno. Le squadre avversarie daranno sempre il 150%  e giocheranno la partita della vita, perchè sono coscienti di affrontare un club diverso dagli altri. Non esistono società come la Reggina in serie D, bisogna fare i conti con questo aspetto ed essere pronti a 30 battaglie”. Da Lillo Foti a Mimmo Praticò, è dell’ultima estate uno storico passaggio di consegne. Cirillo ammette di aver avuto contatti con il nuovo presidente senza però affrontare concretamente la possibilità di un ritorno in amaranto: “Abbiamo solo discusso della vicende che interessavano la Reggina, non c’è stata una proposta di Praticò e sinceramente non so se l’avrei accettata. L’ultima esperienza in amaranto è stata molto difficile, ho vissuto cose che non mi aspettavo. Meglio chiudere con lo spareggio vinto”.

 

L’ulima missione. Cirillo e Belardi hanno ufficialmente chiuso con lo spareggio del San Filippo, Aronica potrebbe seguirli a breve: “L’ho sentito, anche lui sembra voler dire addio al calcio giocato. Significa che quei 4 mesi di sofferenze e difficoltà ci hanno davvero segnato (sorride, ndr). Miei progetti futuri? Rimanere in questo mondo, l’anno prossimo prenderò il patentino da allenatore, è il ruolo che sento di voler fare. Servirà bravura e fortuna, sono consapevole che non sarà facile ma ce la metterò tutta”.