Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Reggina, Iacopino: “Tifosi patrimonio incredibile. Sono stati trattati male negli ultimi anni”

Reggina, Iacopino: “Tifosi patrimonio incredibile. Sono stati trattati male negli ultimi anni”

“La Serie D non la conosciamo. I dilettanti non li abbiamo mai fatti. Siamo stati in quarta serie nel 56-57, ma era una cosa diversa. Nel mio periodo da dirigente abbiamo conosciuto la C2, ma sono state solo due parentesi. E’ la prima partita di calcio dilettantistico che ho visto nella mia vita. Non dobbiamo scoraggiarci, il patrimonio incredibile sono i tifosi. Ieri ho rivisto allo stadio gente che mancava da  anni”.

C’era anche Franco Iacopino  al Granillo per l’esordio della Reggina tra le mura amiche contro la Sarnese. L’animo combattuto, tra chi è dispiaciuto per quanto sia basso il punto di ripartenza della sua Reggina, dove è stato per quarant’anni con vari ruoli, e chi è felice per chi davvero vede un nuovo orizzonte per i colori amaranto.

“La Curva Sud – ha detto ai microfoni di Radio Antenna Febea il dirigente del Modena –  è stata da sempre una grande marea umana che ci ha contraddistinto. Una vera risorsa. Mi piacerebbe che in quell’ora e mezza di partita ci potesse essere un ricompattamento, dato che ho notato la spartizione con i gruppi di Tribuna Est.  So che questi ragazzi negli ultimi anni sono stati bistrattati da vicende extracalcistiche.  Non era facile sostenere una società sempre deferita, tutti i tifosi sono stati trattati male. Ho visto uno striscione eloquente, dove veniva detto che a loro della categoria non frega nulla.  Abbiamo sofferto per l’immagine brutta che si è avuta della nostra squadra a livello nazionale con ogni deferimento che ci riguardava. Sta alla nuova società non disperdere cosa si sta ricostruendo a livello di entusiasmo”.

“La Reggina – prosegue Iacopino – a un certo punto della sua storia ha abbandonato la strada che aveva intrapreso e che la poneva ad essere all’altezza del Chievo di oggi. Aveva dirigenti che avevano imparato i trucchi del mestiere, c’erano le premesse giuste. Poi si è scelto di deviare questo percorso in maniera costante. Forse l’unica colpa della città, me compreso, è quello di non aver fatto molto per evitare ciò che accadesse. Non c’erano meriti di un singolo, ma di un gruppo che funzionava come una squadra di calcio”.