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Il declino dell’impero amaranto. Fine ingloriosa di una storia da ricordare

di Pasquale Romano – La Reggina è morta, destino maledetto. E’ l’orgoglio, misto alla rabbia, che fa urlare i tifosi amaranto, li lascia comprensibilmente increduli: “Non può morire”. Ritornerà (si spera presto e più forte di prima) ma in un pomeriggio di luglio, dopo 101 anni di storia, la Reggina effettivamente è sparita, evaporando nell’afa estiva. Come capitato ad alcune rockstar, si è trattato di una morte prevista e prevedibile, attesa dietro l’angolo, quasi ‘cercata’ con ostinazione. Controfigura di se stessa, smarrita nella malinconia, immersa tristemente nei ricordi, la Reggina si era già lasciata andare da tempo, troppo grandi i fantasmi del passato.

 

Il declino dell’impero amaranto ha matrici profonde, radicate nella presunzione di chi ha pensato di poter rinverdire (e rivivere) i fasti del passato. La realtà invece ha presentato un conto salatissimo, il peggiore possibile: nessun Purgatorio ma biglietto di sola andata per l’Inferno. Fa sorridere amaramente l’epilogo, se si ripensa alla penultima pagina del libro. In coda ad una stagione di sofferenze estreme, la Reggina era riuscita ad ottenere la salvezza in un drammatico derby dello Stretto, con la nave amaranto a far affondare i nemici di sempre. Doveva essere l’inizio della risalita, è stata invece l’ultima tappa, un sorriso beffardo e forse consapevole. Certamente uno scherzo del destino, come quello legato alla data (14 luglio) che fa sparire la Reggina in un giorno memorabile per Reggio Calabria per accadimenti ben diversi.

Sparisce tutto, e si perde in unico flashback, che adesso non può avere alcuna connotazione positiva se non quella di aver vissuto momenti epici, impensabili. Rimane soltanto la tristezza, immensa, assieme ad una vaga sensazione. Forse tutto questo si sarebbe potuto evitare.  Ma ogni mito, prima o poi, ci scappa dalle mani e ci lascia soli, esterrefatti. La Reggina è stata senza dubbio mito, simbolo di una terra mai facile, vessillo di un popolo che il più delle volte non ha avuto molti altri appigli di felicità e speranza. Il decennio passato in serie A è stato il giusto riconoscimento, un lungo viaggio nel mondo dei sogni, la giostra dorata dopo generazioni cresciute orgogliosamente nella polvere.  La fine è ingloriosa, ma solo a chi ha vissuto sollevato da terra capita di cadere in modo cosi fragoroso.

 

La bandiera amaranto che anche nell’ultimo spareggio ha dominato lo Stretto tornerà a sventolare, la consolazione può apparire magra ma non sarà cosi dopo un’attenta riflessione. Ciao Re(g)gina, senza te non sarebbe stata la stessa storia…