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Reggina-Dr Jekyll and Mr Hyde,il migliore ed il peggiore presidente della storia

di Pasquale De Marte – Ventinove anni di Reggina Calcio. Ventinove anni di Foti.  Amministratore delegato, presidente poi.  Il ciclo della società che, nel 1986, aveva rilevato le ceneri dell’As Reggina, mantenendone il titolo sportivo non può che essere associato alla figura del patron amaranto.  Doveva finire diversamente, al di là dei suoi demeriti.

Un ciclo conclusosi il 14 luglio 2015 con un’ingloriosa mancata iscrizione al campionato di Lega Pro.  Giusto il tempo per essere ricordato come il migliore ed il peggiore presidente della storia e non è un concetto metafisico: tenuto conto che nessuno prima di lui era riuscito a portare la Reggina in Serie A e, allo stesso tempo, mai era arrivata a un passo dai dilettanti, poi finire cancellata per problemi economici.

“Quando sei arrivato in cima puoi solo scendere”. Si possono anche scomodare citazioni cinematografiche per dipingere la parabola di un navigato e stimato dirigente del calcio italiano. Lui, in cima. ci era arrivato sul serio per quella che era l’originaria dimensione amaranto.

La sua storia, nel punto più in alto, si è fermata ad un passo dal sogno. Quella “stellina amaranto” che avrebbe rappresentato il decimo campionato di Serie A e rimasta una vana illusione, proprio nel momento in cui sembrava un obiettivo concreto grazie a ciò che era riuscito a costruire.

Arrivati in cima, Foti e la Reggina hanno iniziato a scendere sul serio.  In maniera quasi ineluttabile, incontrollabile e senza accorgersene. Dal 2009 al 2015.  In sei anni dalla A alla perdita del professionismo.

A un certo punto, dopo l’anno della salvezza miracolo del 2007, tutto è sembrato cambiare.    Di quel presidente che, assieme ad altri imprenditori inizialmente, era riuscito a creare dal nulla una macchina quasi perfetta era rimasto poco.

Di quella società che sceglieva in maniera chirurgica i suoi calciatori e i suoi allenatori non c’era più traccia.  La Reggina si era trasformata in una macchina mangia-allenatori e in una tappa dove i calciatori riuscivano ad offrire le loro stagioni peggiori.

Da lì il dissesto economico, determinato da una pessima gestione tecnica e dalla contingente crisi generale del sistema che ha posto fine alla specialità della casa dalle parti di Via delle Industrie: la valorizzazione dei giovani e la vendita a peso d’oro dei calciatori.

Ma non è questo il momento di trovare alibi e, probabilmente, non lo sarà neanche tra molti anni, visto che la  ferita resterà aperta.

Una confusione che ha trovato l’ennesimo riscontro nel comunicato diffuso per rendere noto ai tifosi la fine del professionismo.  Nessuna autocritica, nessuna assunzione di responsabilità.

Il grido d’aiuto vero è arrivato solo quando la situazione era  disperata, fosse arrivato prima con lo stesso vigore con cui si è udito nelle ultime settimane e mesi, con tanto di disponibilità a regalare la società, forse si sarebbe potuto fare qualcosa in più. Forse.

Ed è un peccato soprattutto per Foti che avrebbe meritato di uscire in maniera diversa dalla scena calcistica.

Con quell’incornata di Pietro Balistreri a Messina e l’iscrizione al campionato di Lega Pro, ma si sa che il destino e il tempo non sono tracciati col compasso.