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Ciao Reggina,niente iscrizione in LegaPro.Ora il futuro.Ma l’Hinterreggio…

di Pasquale De Marte – E’ finita.   E’ finita davvero  (QUI il comunicato). Sarà dura da mandar giù, ma bisogna confrontarsi con l’amara realtà dei fatti.  La Reggina chiude il suo percorso lineare, durato oltre centouno anni e, comunque vada, il calcio a Reggio dovrà ripartire da una storia nuova.  Diversa.

Nel 1986 maturò solo un cambio di denominazione, oggi una sconfitta amministrativa che annulla un titolo sportivo che ha saputo regalare fasi temporali esaltanti culminati con gli anni della Serie A.

Non ce l’hanno fatta Mimmo Praticò e Lillo Foti  a salvare una barca che era già alla deriva. Le ultime manovre disperate non sono servite a ritornare a galla.

Non è bastata la disponibilità di alcuni imprenditori a investire per risollevare le sorti di una società gravata da una massa debitoria troppo elevata e mossi da puro spirito di appartenenza.

Si ferma così la storia amaranto. A mezzo milione di euro dal traguardo, quelli che mancavano per mantenere la Lega Pro e per gettare le basi verso un possibile ripescaggio in B, attraverso cui anche le pendenze di contorno sarebbero potute diventare dettagli.

Un’illusione durata poche settimane e che, forse, rende meno digeribile una fine che non meritavano i tifosi.   Che, senza troppa puzza il naso, sono passati in poco tempo da San Siro a prenderne quattro al D’Ippolito di Lamezia, sventolando sempre altissima la bandiera amaranto.

Continueranno a farlo anche tra i dilettanti, per un’altra prova di attaccamento che, senza ombra di dubbio, sarà superata. A ogni fine può corrispondere un nuovo inizio. Anche per la Reggina, a patto che ad accompagnarla ci siano sempre loro: poche centinaia o migliaia che siano.

Da due anni si vociferava che il fallimento sarebbe potuto essere la svolta per la storia amaranto, azzoppata da gestioni tecniche troppo vincolate dai problemi finanziari.  Adesso è il momento di capire se quei pareri troveranno riscontri nell’evidenza della realtà.

Il futuro è già adesso. Ma non mancano gli impedimenti.   C’è un’idea diffusa secondo cui l’Hinterreggio, ammesso con riserva al campionato di Serie D, possa, una volta risanata la sua posizione economico-amministrativa,  cambiare nome e colori in funzione della vecchia Reggina.

L’operazione non sarebbe possibile neanche tecnicamente, dato che il limite ultimo per presentare una richiesta di tal genere era stato fissato dalla Federazione regionale nel 19 giugno 2015 attraverso un comunicato diramato lo scorso 27 maggio.

Va costruita una nuova società e affiliata alla Figc in tempi brevi, poi toccherà al Sindaco informare la Federazione che quella costituita sarà la squadra di Reggio Calabria  e, a quel punto, con un investimento a fondo perduto di trecentomila euro la nuova Reggina giocherebbe in Serie D.

Poi andrebbero  affrontate le spese di gestione, quelle per gli ingaggi dei nuovi calciatori e tutti gli altri oneri.

Ma quale sarebbe il problema?  Reggio, una squadra in Serie D, già ce l’ha e la Figc potrebbe rigettare la richiesta e “condannare” la Reggina all’Eccellenza, dove la cifra da sborsare a fondo perduto sarebbe di soli centomila euro.

I biancazzurri hanno tempo fino al 22 luglio per regolarizzare la propria posizione di “ammessi con riserva” al campionato di Serie D, per ottenere il lasciapassare dalla Covisoc il prossimo 24 luglio.   Solo in caso di disco rosso per l’altra squadra cittadina, probabilmente, la nuova società amaranto potrebbe aspirare al massimo campionato dilettantistico

Non esiste una norma precisa in merito comunque e la Figc potrebbe dare il giusto riconoscimento alla nuova Reggina.

Proprio quel giorno alle 12  è fissato  il termine ultimo che  l’eventuale nuova Reggina avrebbe per chiedere l’iscrizione ad un campionato.

Ma è anche il tempo delle domande? Gli imprenditori che erano intervenuti in soccorso della Reggina sarebbero ancora interessati ad investire nel calcio partendo dalla costruzione delle  fondamenta?

Esiste un gruppo societario solido in grado di offrire alla città un campionato degno del blasone amaranto in Serie D?

Tutti interrogativi che dovranno necessariamente trovare risposte a stretto giro di posta.