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Reggina-Unicredit: è rinvio. L’appello di Praticò e le prospettive future.

di Pasquale De Marte –  Nelle mani del presidente Foti e della sua capacità di fare mercato in uscita a prezzi vantaggiosi.  In quelle di Mimmo Praticò, chiamato a mettere la faccia con l’imprenditoria locale nel tentativo di reperire fondi immediati per salvaguardare la storia della Reggina il cui futuro, tra meno di una settimana, sarà già scritto.

POLVERE SOTTO IL TAPPETO?  O FORSE NO ? – La Reggina esce indenne dalla prima data clou della sua estate.  La partita con Unicredit è stata rinviata al 25 agosto e, da ora al 14 luglio, si potrà assicurare il massimo sforzo finalizzato unicamente all’iscrizione.  Per la scadenza agostana bisognerà raggiungere un accordo con l’istituto di credito, ma quel che è certo è che in quel momento si saprà se la società amaranto avrà  trovato nuovo vigore economico o avrà salutato il professionismo.   L’istanza di fallimento vale una cifra vicina agli ottocentomila euro che, a quel punto, farebbero meno paura di quanto non ne facciano ora, comunque vadano le cose.

L’APPELLO DI MIMMO PRATICO’ –  Difficile valutare se la lettera aperta scritta ai tifosi da Mimmo Praticò (clicca qui) sia  più carica di determinazione o  disperazione.  E’ sicuramente ricca di senso d’appartenenza, quello a cui viene richiamata l’intera cittadinanza da una persona che si è stretta attorno alla Reggina nel momento più difficile, dopo aver iniziato a lanciare segnali di allarme quando gli incubi erano lontani.

Utopistico credere che in un difficile momento storico, come quello in essere, il tifoso abbia le risorse per mettere le mani al portafogli.

L’indice di gradimento nei confronti del presidente Foti, influenzato da oltre un lustro di delusioni a fronte degli indiscutibili anni d’oro, è ai minimi storici e la voglia degli stessi sostenitori di staccare la spina  a una situazione cronicamente difficile rischia di prevalere su quella di salvare la centenaria storia amaranto dall’onta di un fallimento.

Tuttavia, a fronte di un paventato disimpegno dell’attuale vertice societario, non è ben chiaro un dato: se si trovassero dieci -quindici o cinquanta persone disposte a colmare le pendenze degli amaranto  e si riuscisse a completare l’opera d’iscrizione chi ci sarebbe al timone?   Cambierebbe tutto per non cambiare nulla?  Oppure davvero sulla base di quegli investimenti ci sarebbe una nuova guida societaria?

Il dato interessa e, sulla base di una tangibile sfiducia nei confronti di chi amministra attualmente, qualora portasse davvero ad una rivoluzione potrebbe diventare un punto allettante per chi vuole aiutare la Reggina.

Soprattutto nel momento in cui dovesse, in tempi strettissimi, aprirsi davvero una sottoscrizione popolare, magari attraverso una campagna abbonamenti straordinaria. Ipotesi di difficile realizzazione viste le scadenze che incombono e già fallita quando a proporla fu però Foti stesso, già delegittimato dalla tifoseria.

La voglia di mollare a titolo gratuito, una volta iscritta la squadra, è già stata espressa dal patron, ma servirebbe un chiarimento definitivo sulla questione.

FALLIMENTO PROGRAMMATO?  –  Nei giorni scorsi si era parlato della possibilità che l’attuale Reggina Calcio  1986 potesse chiudere la propria storia amministrativa, cedendo il titolo sportivo a una società nuova, mantenendo la Lega Pro. Non esistono tuttavia i tempi tecnici per pensare ad una soluzione di questo tipo, sebbene alcuni mesi fa sarebbe stato possibile pensare alla prospettiva in questione.   Per intendersi sarebbe potuto avvenire quanto si è già verificato per la Reggina stessa nel 1986 o per il Bari lo scorso anno.

Da qui al 14 luglio non ci sarebbero i margini perchè il tribunale dichiari fallita la società amaranto e perchè qualcuno richieda di affiliare alla Figc una nuova struttura societaria, facendosi carico, come stabilito dalle norme federali, dei soli debiti sportivi (quantificabili in circa due milioni di euro) per mantenere la categoria.  Ma non sarebbe stato tutto oro quello che ora sembra luccicare, dato che le procedure avrebbero portato alla perdita di una struttura patrimoniale come il Sant’Agata.   Il fatto che, in inverno o in primavera. non sia stata fatta una scelta di questo tipo autorizza a credere che la situazione resti difficile, ma ci siano i margini per risolverla attraverso la valorizzazione economica del proprio patrimonio tecnico.

 

IN CASO DI FALLIMENTO –  Che il 14 luglio si possa scrivere la parola fine alla storia sportiva non se lo augura nessuno, anche contro la logica che forse vorrebbe il contrario.

Porre fine a una storia importante sarebbe un peccato, ma è anche il momento di pensare anche  al peggio, seppur in via ipotetica.

Cosa accadrebbe se la Reggina non riuscisse a racimolare i due milioni di euro necessari a saldare le pendenze ed a presentare la fideiussione la sera del giorno della Presa della Bastiglia?

E’ già accaduto a Padova e a scendere in campo sarebbero due componenti: una nuova proprietà che abbia voglia di investire e l’amministrazione comunale.   Premesso che Reggio non è certo il Veneto e non è così scontato che in poche settimane si trovino sufficienti investitori, l’Ente sarebbe chiamato a rivolgersi alla Figc per certificare come l’eventuale nuova società, una volta affiliata alla Federazione entro la fine di luglio, sia quella che rappresenta la città di Reggio Calabria.

Quanto ci sarebbe da pagare? 300 mila euro per una probabile Serie D visto il bacino d’utenza, 100 mila euro per il campionato di Eccellenza, più il capitale da investire per allestire la squadra e sostenere i costi stagionali.

Si ripartirebbe da zero (debiti compresi)ma scorrere i nomi delle potenziali avversarie fa correre un brivido lungo la schiena dei tifosi della Reggina.

Il fondo è davvero vicino, ma forse non è ancora il momento di toccarlo.

IN CASO DI ISCRIZIONE – Difficile fare la conta di quanti saranno i punti di penalizzazione che arriveranno per il mancato rispetto delle scadenze economiche. Quattro, cinque, sei  o forse di più.  La premessa negativa alla stagione la darebbe già il segno meno in classifica, ma a questo ci sarebbe da aggiungere una squadra che avrà ceduto i suoi pezzi migliori e non avrà chissà quali risorse per andare a rafforzarsi.  Si pensa ad un’annata  dove ci sarà da difendere la categoria con le unghie e con i denti, iniziando in ritardo rispetto a tante avversarie che già stanno pensando al raduno vicino.  Cambierebbe le carte in tavola l’arrivo, una volta completata la procedura d’iscrizione, di un investitore in grado di offrire le risorse per allestire una rosa in grado di battagliare ad armi pari contro ogni avversaria.  L’ipotesi non è campata in aria perchè messi da parte  due milioni di debiti immediati, la prospettiva potrebbe far ingolosire chi si è tirato indietro negli ultimi mesi di fronte a scadenze forse troppo vicine per un nuovo acquirente.