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Reggina, il bivio e un dubbio: il fallimento come minaccia o possibilità?

di Pasquale Romano – Una settimana al gong. Sette giorni e la Reggina conoscerà il proprio destino, non sono ammessi ulteriori rinvii. La vittoria nello spareggio con il Messina e la trattativa con Scali e soci avevano riportato sorrisi e speranze tra i tifosi amaranto, poi è arrivato un silenzio assordante ad inquietare. Lo spettro del fallimento sembrava finalmente scacciato, adesso invece torna ad aleggiare minaccioso. Il presidente Foti e Mimmo Praticò, tornato a combattere in prima linea, ostentano ottimismo riguardo l’iscrizione della Reggina al prossimo campionato, impossibile però non considerare anche l’ipotesi che vedrebbe calare il sipario sull’attuale società.

 

L’esempio di quanto accaduto a Parma (nuova cordata con Barilla in testa, Scala presidente e obiettivi importanti all’orizzonte) si affianca a quanto verificatosi a Siena e Padova in questi mesi. Dallo choc del fallimento alla risalita immediata tra i professionisti, nuovi orizzonti di serenità e prospettive incoraggianti. I tifosi amaranto, alla luce di quanto vissuto e accaduto in riva allo Stretto negli ultimi 24 mesi, giustamente si interrogano: “Ma il fallimento sarebbe una minaccia da scongiurare a tutti i costi o l’unico modo per ripartire?”.

Si entra a questo punto in un labirinto di sensazioni, emozioni, complicato da sbrogliare. I due scenari possibili, inevitabilmente, si mischiano con l’emotività. Il bivio del destino amaranto è preceduto da una barricata, che divide i pensieri di chi vorrebbe (in ogni caso) che la gestione Foti conosca i titoli di coda e chi invece mette la Reggina e il suo bene sopra ogni cosa.  Provando ad allontanare ideologie e faziosità, si possono cosi riassumere rischi e benefici legati ad entrambi gli scenari che si palesano nel futuro amaranto.

 

ISCRIZIONE, PERCHE’ SI – La Reggina riuscirebbe a garantirsi a un futuro, almeno nell’immediato. Risolta la questione relativa all’iscrizione, Foti potrebbe ‘riavvicinare’ l’Australia al club amaranto riprendendo un discorso sopito ma non del tutto interrotto.

Il patrimonio tecnico, e quello strutturale (S.Agata) rimarrebbero di proprietà e costituirebbero gli asset strategici con i quali ingolosire nuovi acquirenti, Scali compreso. Un passaggio di consegne permetterebbe ai tifosi di guardare al futuro con entusiasmo rinnovato senza aver subito lo choc del fallimento e della caduta tra i dilettanti.

A differenza di quanto accaduto a tutte le altre società del sud (Napoli compresa) la Reggina potrebbe con orgoglio rivendicare di non aver mai subito un fallimento, e proseguire anche nella prossima stagione tra i professionisti.

FALLIMENTO, PERCHE’ SI – Rinascita uguale ad entusiasmo ritrovato? Spesso è cosi. Inutile negare come parte della tifoseria amaranto non si riconosca più nel presidente Foti, e abbia a più riprese ‘invitato’ il massimo dirigente a mollare. Quanto accaduto a Siena e Padova dimostra come si possa tornare subito tornare tra i professionisti, e sperare in un progetto a lunga scadenza con serenità, delineando obiettivi chiari.

La pesante situazione debitoria verrebbe cancellata con un colpo di spugna. Nessuna rateizzazione o altro, la nuova Reggina ripartirebbe pulita, senza alcuna pendenza economica o penalizzazione da scontare.  Questo permetterebbe di avere un quadro chiaro della situazione, con un budget (anche se risicato) destinato esclusivamente alla costruzione della squadra.

Cordate nell’ombra pronte ad acquistare il club? Non se ne è mai avuta una conferma ufficiale, ma rumors sembrano indicare 2 o 3 gruppi seriamente interessati a rilanciare una Reggina prelevata dal fallimento.