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Reggina – Viaggio dentro il S.Agata, segreto e tesoro amaranto

di Pasquale Romano – Orgoglio per definizione. Se si pensa alla Reggina, è difficile non assegnare al centro sportivo S.Agata il ruolo di marchio distintivo, simbolo da esportare e appuntare con soddisfazione al petto. Esempio mirabile di lungimiranza, il S.Agata è al contempo segreto e tesoro della Reggina: in diverse circostanze, sempre di estrema difficoltà, il club amaranto si è aggrappato disperatamente al patrimonio posseduto per restare a galla.

TESORO S.AGATA – La prima volta nel 1993: Foti, a un passo dal baratro, piazza alla Fiorentina un tris da circa 5 miliardi di lire (Campolo, Di Sole, Giovanni Tedesco) e garantisce alla società un futuro. L’epoca d’ ‘oro’ del settore giovanile amaranto inizia nel 1992, con la finale scudetto Primavera, persa contro il Torino di Vieri. Da quel momento più di vent’anni di soddisfazioni (ultima la finale Allievi della scorsa settimana) anche se non ci sono titoli a testimoniarlo concretamente.  Mentalità precisa, affidata ad uno staff che negli ultimi anni purtroppo a causa dei problemi economici è andato assottigliandosi. Negli anni della serie A, la Reggina aveva osservatori in tutte le regioni d’Italia e un gruppo di lavoro presente costantemente al S.Agata.  Paradossalmente però, proprio nel periodo di maggior splendore della Prima Squadra, il settore giovanile si è adombrato, quasi a sentirsi trascurato. Si spiega cosi, almeno in parte, il ‘buco’ generazionale che ha visto pochi giocatori nati nella prima metà degli anni ’80 arrivare a buoni livelli.

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ORGOGLIO AMARANTO – Dopo la crisi, è improvvisa la rinascita: abbondante l’ondata (Missiroli, Cosenza, Barillà, Adejo, Ceravolo, i fratelli Viola etc) di giocatori affermatisi a livelli importanti. Il momento di maggior soddisfazione arriva con ogni probabilità nella stagione 2011-2012. In una statistica del calcio europeo riguardante i giovani del settore giovanile presenti nell’organico la Reggina arriva terza, dietro Barcellona e Athletic Bilbao.  Sono stabilmente 11 o 12 infatti i giocatori cresciuti al S.Agata che Breda convoca ogni settimana per le gare di campionato.  Qualitativamente non si raggiungono i livelli dei primi anni ’90 (Cirillo, Belardi, Perrotta, Cozza, Orlando, quest’ultimo non esattamente un prodotto del settore giovanile) ma in termini quantitativi è il periodo di maggior ‘raccolta’ per il club amaranto.

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INVERSIONE DI ROTTA – Negli ultimi anni, giocoforza, la filosofia legata alla scelta dei giovani si è dovura modificare. Senza osservatori a libro paga e la possibilità di investire economicamente sui talenti più promettenti, la Reggina deve alzare l’asticella del rischio. I dirigenti amaranto (Simone Giacchetta e Salvatore Laiacona in primis) devono arrivare prima della concorrenza, arrivando a puntare l’attenzione su giovani 10-11 anni. Il modus operandi quindi è basato su una potenzialità minima, appena accennata e intravista, che successivamente i tecnici delle giovanili dovranno allenare e far crescere. Si lavora a fondo sui principi educativi e la tattica individuale, in un secondo momento si affinano i movimenti di squadra e le nozioni tecniche.

ORIZZONTI DI GLORIA – Entusiasmo, sogni, immaginazione. Questi gli ingredienti che hanno accompagnato per 25 anni il cammino dei giovani amaranto, nella speranza di arrivare dal campo numero 6 al numero 1, e magari oltre.  Le cessioni di Coppolaro e Bochniewicz hanno aiutato Foti a salvare la Reggina nella passata stagione. Il film si potrebbe ripetere a breve, con i vari Di Lorenzo, Salandria, Maimone, Gjuci. L’attaccante Lancia, il centrocampista Lorefice e il portiere Loria sono alcuni dei possibili eredi delle decine di giocatori lanciati nel calcio professionistico dalla Reggina.

FUTURO TRA SPERANZE E PAURE – Il domani è in bilico tra paure e timori. Il club amaranto gioca la partita più delicata, quella della sopravvivenza. Il S.Agata potrà nuovamente giocare il ruolo prezioso di risorsa, ma da solo purtroppo non basterà. Anche Nick Scali, in visita al S.Agata, ha riconosciuto l’importanza e le potenzialità di un centro sportivo che negli ultimi lustri ha visto vari ‘gemelli’ fiorire in Italia.  La speranza è strettamente annodata ad una nuova proprietà, che possa rilanciare in modo convinto la Reggina e far proseguire al settore giovanile il brillante percorso degli ultimi anni, invidiato e ammirato da società che investono molto di più senza riuscire ad ottenere gli stessi risultati. La paura, confessata in modo sofferto dagli stessi dipendenti del S.Agata, è quella di ‘dover perdere il sorriso, la gioia, di centinaia di bambini che quotidianamente varcano il cancello con la felicità negli occhi. E’ questo il bene più prezioso che abbiamo’. Da circa 25 anni, è una tesi difficile da smentire…