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Reggina – Dattola: “Ripetere l’86 è impossibile, l’occasione australiana non va persa”

di Michele Favano – “Che calcio quel calcio. Ho iniziato la mia avventura da dirigente sportivo negli anni in cui l’Italia calcistica era all’apice, la passione era vera, il tifoso coinvolto e partecipativo”. A dirlo, con emozione che traspare, è Lucio Dattola, per anni ventotto dirigente della Reggina Calcio. Una lunga storia nata quasi per caso, che racconta ai microfoni di sport strill, proprio nel momento in cui la società amaranto, sembra vivere una situazione molto simile a quella del 1986.

“La Reggina è stata sempre la mia passione. In quell’anno la squadra viaggiava spedita verso la promozione in serie C, sotto la saggia guida tecnica di Caramanno, ma con un futuro già segnato e che tutti conoscevamo. Fu l’allora sindaco Mallamo a prendere in mano la situazione, il calcio a Reggio non poteva scomparire. La prima chiamata la fece verso l’amico Pino Benedetto e da li un coinvolgimento a catena. Seguirono Lillo Foti, il sottoscritto, Lorenzo Nucera e Mimmo Praticò. Chiesi ventiquattro ore per decidere, arrivò il si e ricordo come fosse ieri, la gioia incontenibile di mio figlio Polo, allora dodicenne. Straordinario anche il contributo della tifoseria con la famosissima sottoscrizione popolare. Eravamo un gruppo di imprenditori volenterosi, appassionati, grandi tifosi, ma totalmente inesperti. Coraggio ed incoscenza. Ci arrivarono indicazioni sul tecnico da ingaggiare, spettò a Pino Benedetto il compito di convincere Albertino Bigon, un pressing asfissiante fino ad ottenere il contratto. La squadra Berretti venne affidata a Gabriele Martino, diventato successivamente direttore sportivo”.
Poi c’era da costruire la squadra e preparare il ritiro…
“E si, ma per tutti noi era un fatto assolutamente nuovo. Per fortuna in organico ci si poteva avvalere della preziosa collaborazione di Franco Iacopino al quale si aggiunse come detto Bigon. Il nostro inizio lo definirei garibaldino, salvo poi entrare perfettamente nel meccanismo, riuscendo ad arrivare a grandi risultati con il sesto posto finale in campionato. La gente apprezzò i nostri sforzi, il calcio a Reggio era rinato e quel giro di campo dopo Reggina-Siena, consentì a società, calciatori e tecnico di ricevere il giusto tributo della tifoseria.
Ed in tutto questo Lillo Foti?
“Tifoso come tutti noi, ma poco partecipativo. Si occupava della parte amministrativa, quasi nulla di quella tecnica, lo si vedeva raramente in trasferta. Da subito, però, ho intravisto in lui quelle caratteristiche che successivamente lo hanno fatto diventare un grande presidente: straordinaria tenacia, intuito, abilità e forza”.
Dopo l’86 ci fu un altro momento difficile per la Reggina e la paura di non farcela.
“Esattamente dopo la retrocessione dalla B alla C. Gli sforzi economici prodotti per allestire una squadra in grado di puntare al massimo, la serie A, corrisposero al fallimento del progetto tecnico e di conseguenza economico. Seguirono anni bui, momenti duri, difficili, vissuti con il timore di non farcela. Ma nel contempo si continuava a lavorare bene con il settore giovanile, dove io ne ero il responsabile. La Reggina fu salvata da quella che tutti ricordano come la prima importante operazione di mercato conclusa da Lillo Foti, diventato intanto presidente. La cessione alla Fiorentina del trio Campolo, Tedesco, Di Sole che di fatto consentì alla società di proseguire la sua vita sportiva”.
Oggi si torna a soffrire, la Reggina è nuovamente in pericolo ed in forti difficoltà economiche. Ci può essere un nuovo 1986?
“Parto da due considerazioni: la prima è che il presidente Foti, come detto più volte a voi giornalisti e ribadito all’amico Lucio Dattola, ritiene di aver concluso il suo lungo ciclo, la seconda riguarda il doppio spareggio con il Messina, per rimarcare quanto ancora il tifoso abbia fortemente voglia di sventolare il proprio vessillo e basta veramente poco per ricreare entusiasmo e coinvolgimento. Detto questo, ritengo che i tempi rispetto ad allora siano decisamente cambiati. La crisi economica generale ha messo in ginocchio gran parte delle aziende, riuscire a trovare investitori in ambito locale è complicato se non addirittura impossibile. Credo, invece, negli australiani. Conosco alcuni di loro, persone serie ed affidabili e nel loro settore grandi imprenditori. Idee chiare e progetti lungimiranti possono dare vita ad un’azienda che porti lustro a chi investe e ottima considerazione generale, se compiuti con le accortezze necessarie. Oggi chi rileva la Reggina si ritrova un patrimonio tecnico e strutturale di livello, non dovrà ripartire da zero”.