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Una parata lunga vent´anni. Belardi: “Spareggio vinto da uomini. A Messina…“

di Michele Favano e Pasquale Romano –

La forza evocativa cattura l´attenzione, il messaggio é tutto in una involontaria combinazione simbolica. Emanuele Belardi é pronto a lasciare Reggio Calabria, la partenza é imminente. Vicino la porta (di casa…), adagiata, una grande valigia. Dentro, vent´anni di carriera: le speranze e i timori di un ragazzino, le certezze acquisite col tempo, vittorie, sconfitte, gioie e lacrime. Dentro la valigia non possono mancare le infinite parate: la prima, difficile da ricordare, quella che ha chiuso in modo esemplare il percorso da calciatore. Tiro di Orlando angolato, tuffo sulla destra a ricacciare un incubo, prodezza che ha un valore specifico irripetibile. Il popolo amaranto che inizia a toccare con mano una salvezza che, considerati avversario e circostanze, rimarrá nella storia.

PRIMA PARTE DI INTERVISTA DEDICATA ALLO SPAREGGIO CON IL MESSINA E L´ULTIMA STAGIONE CON LA MAGLIA DELLA REGGINA.

Emanuele, iniziamo dalla fine. Parata su Orlando, gol di Balistreri, la gioia che esplode. Reggina salva, Messina in D.
“Abbiamo vinto questo spareggio da uomini veri. Appresa la notizia che erano stati restituiti i due punti, ci siamo chiusi nello spogliatoio. Avevo le giuste sensazioni, ero convinto che avremmo ottenuto noi la salvezza. Tutti hanno promesso di dare il massimo e cosi é stato, la nostra esperienza ha permesso di non cadere in tentazione…“

Giocatori, dirigenti e tifosi giallorossi. Una grande, unica, provocazione, l´intenzione era quella di accendere gli animi.
“Alla fine hanno fatto il nostro gioco, avete letto o sentito una dichiarazione fuori posto dei giocatori della Reggina nei giorni precedenti allo spareggio? Si sono messi paura da soli, é questa la veritá. Le frasi di Ciciretti e Nigro si commentano da sole, mentre di Berardi conosco solo il giocatore del Sassuolo“.

Come ti sei avvicinato al doppio confronto con il Messina, consapevole che si trattava delle ultime sfide ?
“Dormendo poco, cosa che mi é successa raramente in carriera. Al San Filippo avevo una tensione incredibile, lo stomaco in subbuglio. Di certo non é stato d´aiuto mio fratello, da giorni non faceva che ripetermi ´Manu questa non la puoi perdere, non puoi chiudere con una retrocessione e per giunta contro il Messina´. Avevo una paura…” (ride, ndr).

Non é stata una delle tue migliori stagioni a livello di rendimento, per quali ragioni?

“So con certezza di non aver dato quanto potevo, non mi sono trovato a mio agio in Lega Pro. Questa categoria é un mondo a parte, per chi non é abituato le sofferenze sono garantite, il curriculum serve a poco. A questo bisogna aggiungere le difficoltá generali, e forse essere troppo attaccato alla causa mi ha danneggiato. A Foggia, vedendomi in panchina, é scattato qualcosa dentro di me, ho deciso che dovevo reagire. Per fortuna la conclusione é stata la migliore possibile”.

Il finale, per tutti, é da conservare nella memoria.

“Ci fossimo salvati contro Aversa Normanna o Savoia, non sarebbe successo nulla. La fiammella é sempre stata accesa, contro Catanzaro e Martina Franca ci abbiamo creduto, senza regali. Magari questo gruppo non é fortissimo, ma non ha mai mollato e fatto sacrifici importanti, era questo il senso del mio tweet, molto discusso. Quella parata su Orlando é stata una liberazione, il momento che ha cancellato mesi di sofferenza”.

SEGUE SECONDA PARTE