Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Belardi, una carriera tra i campioni: “Buffon leggenda, da Nedved ho capito che…”

Belardi, una carriera tra i campioni: “Buffon leggenda, da Nedved ho capito che…”

di Michele Favano e Pasquale Romano –

Non solo Reggina. Maglia amaranto come seconda pelle, sono diverse però le esperienze maturate da Emanuele Belardi nel corso di una lunga carriera. Napoli, Catanzaro, Cesena e India (con il Pune City) tra le altre, una però assume un valore particolare. Dopo la Juventus, tutto è cambiato.

TERZA E ULTIMA PARTE, DEDICATA ALLE ESPERIENZE MATURATE FUORI DALLO STRETTO E AL FUTURO, DOPO IL CALCIO.

Emanuele, come si è realizzato il sogno di giocare nel club bianconero?

“Il calcio è davvero strano. Dopo aver disputato un paio di campionati importanti con la maglia della Reggina, pensavo di meritare una chance importante e mi sono ritrovato in serie C con il Napoli. Sono finito al Catanzaro, non mi voleva nessuno. Poi…”

Arriva la chiamata della Juventus, dopo Calciopoli finita in serie B. Hai realizzato subito?

“No, al d.s. bianconero Secco ho risposto ‘Dai, non prendermi in giro’. Era tutto vero invece. Siamo saliti in serie A, causa i problemi fisici di Buffon ho giocato diverse partite, sia in campionato che in Coppa Italia”.

Cosa si impara da campioni simili?

“Buffon nel mio ruolo è una leggenda, mi ha colpito l’umiltà della persona, fuori dal campo. Con Del Piero ho un ottimo rapporto ancora oggi, Chiellini lo considero un fratello minore. Se non sei stupido, una volta arrivato alla Juventus noti tante cose. Io sono completamente cambiato, ho capito come si deve comportare un giocatore”.

Quale il ricordo maggiormente significativo? 

“Erano i primi giorni di allenamento. Voglio arrivare in anticipo sull’orario concordato, per fare bella figura e dimostrare la mia voglia di imparare. Entro e vedo Nedved sul tapis roulant, che sgobbava da tempo. Parliamo di un Pallone d’Oro. Ho pensato ‘Non è possibile, se lui fa questo io devo dormirci qua dentro’ ” (ride, ndr).

Quando hai deciso di lasciare il calcio giocato ?

“Si è trattato di una scelta ponderata, valutata. Io credo che bisogna avere rispetto per se stessi, non avevo voglia di fare figure come quelle fatte in questi mesi. Ho capito che era il momento giusto per dire basta, ora mi voglio concentrare su alte cose”.

Inizia una nuova vita, ci sarà ancora un pallone a recitare il ruolo di protagonista?

“Non credo. Ho altri interessi, mi affascina il mondo della politica. Ho già vissuto un’esperienza simile a Eboli, voglio riprenderla, credo di essere portato. Ho entusiasmo e ambizione, mi butto in questa nuova avventura con la convinzione di poter fare bene”.