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Belardi: “Con Foti anni di litigi. Il rigore parato a Shevchenko che ricordo…”

di Michele Favano e Pasquale Romano – Chiamale emozioni. Un’onda del destino particolarmente felice ha permesso ad Emanuele Belardi di chiudere la carriera con un successo sul campo del Messina. Vittoria e salvezza, il cerchio perfetto si chiude e onora degnamente un rapporto durato (tra pause e ritorni) venticinque anni.

SECONDA PARTE DI INTERVISTA DEDICATA AL LUNGO PERCORSO IN AMARANTO, AL RAPPORTO CON FOTI E LA CITTA’ DI REGGIO CALABRIA

Come è possibile definire il tuo rapporto con Foti ?

” Non è sempice. Anche in questi quattro mesi ci avrò litigato almeno quindici volte (ride, ndr). La mia storia con il presidente è stata cosi, momenti di tensione ma un affetto di base che non è mai mancato. Ci siamo voluti sempre bene, ma io sono un istintivo e quello che penso l’ho sempre detto in faccia. La riconoscenza è un qualcosa di importante per me, se ho fatto questa carriera parte del merito è di Lillo Foti”.

I tifosi amaranto, da tempo, gli chiedono di farsi da parte.

“A Messina, appena finita la partita, uscito dalla doccia, gli ho parlato. L’ho guardato in faccia, dicendo ‘Adesso basta presidente, fatti da parte. Sei stato un fenomeno per tanti anni, ma adesso sei solo, in mezzo a troppe difficoltà. Non ce la farai ad andare avanti cosi, molla’. Lui mi ha sorriso e annuito, dicendo che stavolta è pronto davvero a lasciare”.

Per la Reggina potrebbero aprirsi nuovi orizzonti, dal profumo australiano…

“Lo auguro di cuore, città e società meritano di tornare ai fasti di qualche anno fa. Io so che l’interesse di questa cordata è concreto, nei prossimi giorni potrebbe arrivare la svolta decisiva. “

Era difficile pensare a un tuo ennesimo ritorno, lo scorso gennaio. Ancora l’affetto si è rivelato decisivo ?

“Avrei lasciato a gennaio dopo l’India, ero pronto a ritirarmi. Un paio di club cadetti mi avevano cercato, ho detto no e poi è arrivata la chiamata della Reggina. In questo caso non ho resistito, troppo forte il legame con città e società. Per sempre rimarrà la squadra del mio cuore. Ho giocato in tanti club, anche molto importanti, ma non sono paragonabili per sentimento alla Reggina”.

Il Granillo dodicesimo uomo in campo dei tempi d’oro, si è trasformato in un deserto. Con il Messina è tornato un minimo di entusiasmo, può essere un nuovo inizio?

“La gente di Reggio ama profondamente la Reggina, si tratta di un legame intenso e sincero, noi giocatori lo avvertiamo.  Il distacco degli ultimi anni è figlio delle tante delusioni e amarezze, troppi i risultati negativi, si sono sfiorate le due retrocessioni consecutive. Reggio e la Reggina non meritavano umiliazioni come quelle subite a Lamezia, Cosenza e Messina. Ma se nel prossimo campionato la squadra infila due-tre vittorie a inizio stagione, tornano almeno diecimila persone al Granillo”.

A chi ti senti di dire grazie per la tua crescita?

“Sono arrivato al S.Agata a 13 anni, ero un bambino spaesato, catapultato in una realtà nuova. Ringrazio Enrico Etna, preparatore dei portieri delle giovanili amaranto. Mi ha fatto crescere come persona e calciatore, l’ho citato poche volte ma adesso mi sento di voler riconoscere l’importanza che ha avuto”.

Quali le cartoline indelebili che conserverai con cura tra i ricordi ?

“L’ultima non è niente male direi (ride, ndr). Sono davvero tanti i momenti indimenticabili, mi viene in mente la vittoria contro il Napoli, in un San Paolo gremito. Partita con il Milan? E’ rimasta come un evento indelebile per il rigore parato a Shevchenko e il pareggio strappato, ma la mia prestazione fu tutt’altro che positiva. Presi due gol stupidi, la punizione l’avrei potuta stoppare di petto in realtà (ride, ndr).

SEGUE TERZA E ULTIMA PARTE