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Insigne: dalla fuga di gennaio a capo ultrà sotto la curva dei tifosi della Reggina al San Filippo

Il calcio è strano.  Roberto Insigne a gennaio aveva pagato dazio ai suoi vent’anni.  Qualcuno gli aveva detto che lo voleva il Catania e con una Reggina in caduta libera aveva pensato di puntare i piedi, tornare a Napoli e chiedere di essere lasciato partire.

“E’ stato consigliato male” ha detto Foti e aveva davvero ragione.  Dopo il periodo di riflessione ai margini della rosa è tornato con la mentalità giusta e, nel play out contro il Messina, è stato quasi un reggino purosangue in campo.

Il gol dell’andata è stato ancor più decisivo di quello di Balistreri, ma  è solo la punta dell’iceberg.   Nelle ultime partite ha corso come un dannato, sacrificandosi con un attaccamento che sembrava difficile riconoscergli dopo l’episodio avvenuto alla fine del calciomercato invernale.

E al triplice fischio finale è stato uno dei primi a schizzare sotto il settore ospiti e a cantare  con i tifosi, quelli che lo avevano fischiato e che adesso lo hanno perdonato.

Cantava e saltava insieme a loro.  “Al San Filippo i tifosi del Messina non li ho mai sentiti, le mie orecchie percepivano solo i nostri” ha detto prima della gara di ritorno, frasi che hanno accesso ancor di più i sostenitori amaranto.