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Belardi, amaranto eternamente: con lui in porta la Reggina fa sempre festa

di Pasquale De Marte – Venticinque anni di Reggina, venticinque anni di attaccamento alla maglia amaranto. Ieri, salvo ripensamenti,  si chiudeva una carriera che non meritava di culminare con una retrocessione e così non è stato.

Emanuele Belardi è arrivato al S.Agata che era ancora un adolescente e per riassumere il suo percorso reggino non bisogna affidarsi a ricordi sommari, ma  a fatti puri e semplici.

Partendo da quell’esordio, a Bari, nel 1996 quando diciannovenne esordì  in Serie B con una personalità fuori dal comune.

Una lunga trafila da dodicesimo alle spalle di portieri come Orlandoni e Taibi e già la prima promozione e una salvezza in A sul curriculum, passando per quel rigore parato a Schevchenko a San Siro nel giorno del suo esordio in Serie A,  e la promozione a portiere titolare nella stagione 2001-2002.

Quella della seconda promozione in  massima serie dove si rivela uno dei migliori estremi difensore del campionato, rendendosi protagoniste di partite straordinarie come quella nel derby con il Cosenza o di rigori parati (specialità della casa) fondamentali a Cagliari  e Como contro specialisti come David Suazo e Lulù Oliveira.

L’anno dopo la società preferisce affidarsi ad un numero uno di maggiore esperienza come Castellazzi, ma dopo poche partite De Canio lo farà diventare un punto fermo della squadra.  Anche lui mette la firma sull’esaltante rimonta che porta gli amaranto al doppio spareggio con l’Atalanta e a  Bergamo Belardi è il migliore in campo.

Lui le partite importanti non le sbaglia mai. Nella stagione successiva è ancora festa per un’altra salvezza in Serie A.  E’ l’ultimo atto di un ciclo che si esaurisce momentaneamente nel 2004  per ripartire  nel 2012.  Sotto la guida di Breda e Gregucci la Reggina non arriva ai play off  di Serie B, ma resta in corsa più del dovuto è grazie alle sue parate.

Le strade sembrano dividersi definitivamente dopo quella stagione, ma il destino ha centinaia di vie.

“Al cuor non si comanda”  e se la Reggina chiama, anche se è a un passo dalla Serie D, non si può dire no.

In barba alla possibilità di godersi la fine di una carriera dove essere i vice di Buffon e Handanovic non è da tutti.  Alla faccia della logica e dello scetticismo.

E’ una stagione difficile, costellata da problemi di qualsivoglia tipo.    Poi arriva lo spareggio decisivo, contro il Messina.

Niente paura, ci pensa Belardi.  Una parata decisiva su Damonte all’andata, un’altra su Orlando al ritorno.  Sicurezza al reparto e personalità da regalare ai suoi compagni più giovani, come quando esce dalla porta per spiegare a Magri che non deve lasciare spazio a Ciciretti per farlo accentrare o crossare, ma semplicemente accompagnarlo verso il fondo nel momento più difficile della partita.

I conti si fanno alla fine e nessun portiere della Reggina, in carriera, ha avuto gli stessi successi di Belardi.  E’ il numero uno più vincente della storia amaranto. Quando in porta c’è lui si festeggia sempre, anche se la stagione fino a prima dei play out sarebbe stata da dimenticare.

Belardi, come  i tifosi, è amaranto eternamente.