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Reggina, futuro in bilico. Dall’Australia tutto tace. Ecco perchè…

La paura fa centouno. La storia della Reggina, iniziata nel 1914, potrebbe essere alle ultime pagine di un percorso ultracentenario. In attesa della sentenza del Coni, c’è da registrare dopo mezzo secolo la triste e drammatica retrocessione in serie D, seconda consecutiva dopo quella dai cadetti alla Lega Pro. Il vero e unico appiglio dista migliaia di chilometri, alla trattativa con la cordata italo-australiana è legata gran parte delle speranze dei tifosi amaranto. La conferenza stampa di Foti andata in scena qualche settimana fa sembrava dare vita a un’imminente chiusura della trattativa, da quel momento invece è calato il silenzio.

Non bisogna collegare mancate novità da oltreoceano con una sicura fumata nera, il passare del tempo però non gioca certamente a favore di Foti, il quale ha urgenze immediate. Nick Scali e soci, dopo aver rinviato già in un paio di circostanze la decisione definitiva, hanno chiesto ulteriore tempo per esaminare costi e possibili benefici dell’affare. Tentennamento dovuto a diversi motivi, primo dei quali l’impegno economico (2,5 milioni di euro subito, 10 milioni in tre anni) che richiede analisi approfondite e valutazioni ponderate. Probabile, anche se Foti in conferenza stampa aveva detto il contrario, che la categoria di appartenenza sposti equilibri importanti. Se la Reggina dovesse vincere il ricorso e disputare i play-out, anche perdendo con il Messina avrebbe ugualmente la quasi certezza di essere ripescata in Lega Pro per la prossima stagione. Se invece il Coni dovesse dare conferma della penalizzazione condannando gli amaranto alla serie D, il ripescaggio sarebbe ancora possibile ma meno certo.

Valutazione approfondita sulla fattibilità dell’investimento e attesa per capire se la Reggina disputerà o meno i play-out, gli australiani vogliono vederci chiaro prima di compiere un altro passo dopo l’accordo di massima trovato con Foti. Il tempo nemico principale di quest’ultimo e dei tifosi amaranto…