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Reggina, adesso vincere e pregare. Cessione società, tempi strettissimi

di Michele Favano – Appena qualche giorno addietro parlavamo di tappe fondamentali già fissate per la Reggina Calcio e che sarebbero risultate determinanti per il futuro della stessa dal punto di vista societario e tecnico. In ordine cronologico, ci abbiamo messo dentro l’appuntamento di Foggia, purtroppo miseramente fallito con la ventunesima sconfitta stagionale della squadra. Un gruppo incapace di reagire alle enormi difficoltà che ci si è trovati durante il percorso e nel contesto della partita, pessimo nella gestione di un vantaggio che, alla luce di quanto successo nei giorni successivi, avrebbe dato concrete speranze per il raggiungimento dei play out. La tappa a seguire, il dibattimento davanti alla Corte d’Appello per la discussione della mazipenalizzazione. Ha avuto ragione ancora una volta l’Avvocato Panuccio. Smentito e ribaltato per la seconda volta nel giro di pochi mesi il giudizio del Tribunale Federale, con la restituzione di dieci punti che riportano gli amaranto più vicini al Savoia, ma sempre disperatamente collocati in ultima posizione. E su questo un ragionamento va fatto. Se perdi per ventuno volte nell’arco dello stesso campionato, con numeri impietosi che riguardano attacco e difesa, evidentemente meriti di stare li, è altrettanto vero, però, che si è mostrato talmente scadente il valore generale di parecchie squadre di questo girone, che enorme diventa lo spazio per le recriminazioni. Adesso, a due giornate dalla conclusione, alla Reggina l’obbligo di conquistare sei punti e poi… pregare. Pregare che il Savoia tra Caserta e Messina in casa ne prende al massimo uno. Si proprio il Messina, diventato in qualche modo arbitro del destino degli amaranto. Una ipotesi, quest’ultima e nel caso in cui i giallorossi dovessero mantenere l’attuale posizione, che porterebbe alla possibile disputa dei play out, proprio tra le due squadre. Incredibile. L’ultima tappa che avevamo fissato ed annunciato era quella del 6 di maggio, con l’udienza di fallimento per istanza presentata da Unicredit. In mezzo, però, se ne è incastrata una nuova. Appena tre giorni prima, il 3 maggio, il presidente Foti conta di avere l’accordo definitivamente chiuso con gli australiani per la cessione del 51% delle quote societarie. Sarebbe garanzia assoluta per evitare il tracollo.